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Tuesday, 2 December 2014

Capitalismo in pezzi




Ogni sguardo che si avventuri oltre la finestra incontra, dall’altra parte della strada, l’insegna di un supermercato. Il suo nome, famoso in mezzo mondo, è una parola corta che suona buffa e vuota per la sua apparente assenza di significato. Le lettere che lo compongono ne attraversano il simbolo costituito da un ampio sole giallo, che si stacca dallo sfondo blu per il contorno rosso. È un sole immobile che esercita costantemente la sua pressione di luce al neon attraverso la nebbia e le foglie che cadono. Ed è in grado addirittura, sfruttando al massimo la sua carica artificiale, di guadagnarsi la capacità di diffondere calore nella monotonia di campiture di cemento armato e con l’inverno ormai alle porte. Eppure i corpi celesti di questa specie nascondono coi loro riflessi al neon, molto più di ciò che nelle vicinanze possono effettivamente rischiarare...

Da Luna e Gnac di Italo Calvino, Marcovaldo 1963 :

" La notte durava venti secondi, e venti secondi il GNAC. Per venti secondi si vedeva il cielo azzurro variegato di nuvole nere, la falce della luna crescente dorata, sottolineata da un impalpabile alone, e poi stelle che più le si guardava più infittivano la loro pungente piccolezza, fino allo spolverio della Via Lattea, tutto questo visto in fretta, ogni particolare su cui ci si fermava era qualcosa dell'insieme che si perdeva, perché i venti secondi finivano subito e cominciava il GNAC.

Il GNAC era una parte della scritta pubblicitaria SPAAK-COGNAC sul tetto di fronte, che stava venti secondi accesa e venti spenta, e quando era accesa non si vedeva nient'altro. La luna improvvisamente sbiadiva, il cielo diventava uniformemente nero e piatto, le stelle perdevano il brillio, e i gatti e le gatte che da dieci secondi lanciavano gnaulii d'amore muovendosi languidi uno incontro all'altro lungo le grondaie e le cimase, ora, col GNAC, s'acquattavano sulle tegole a pelo ritto, nella fosforescente luce al neon. 
 [...] 
- Ta-ta-tà... Hai visto, papà, che l'ho spenta con una sola raffica? - disse Filippetto, ma già, fuori della luce al neon, il suo fanatismo guerriero era svanito e gli occhi gli si riempivano di sonno.

- Magari! - scappò detto al padre, - andasse in pezzi! Vi farei vedere il Leone, i Gemelli...

- Il Leone! - Michelino fu preso d'entusiasmo. -Aspetta! - Gli era venuta un'idea. Prese la fionda, la caricò del ghiaino  ... "


Sunday, 15 June 2014

Le Mani dei Primati



Certe volte mi viene da pensare che il modo in cui viviamo con il nostro corpo sia, come dire, fuorviante. Ho la strana sensazione per esempio, che i miei occhi non siano completamente atti al vedere. Non e’ colpa loro del resto, dato che hanno svolto un ottimo lavoro per 28 anni. Sono loro grato per come siano riusciti a superare con successo ore e ore trascorse al computer. Ma io? Posso dire di essere capace a sfruttare il loro potenziale?

La nostra vista può vedere un bersaglio a miglia di distanza, ma quante volte al giorno possiamo realmente alzare lo sguardo sopra l’orizzonte? Nella maggior parte dei casi, questa facoltà ci è addirittura del tutto inutile. Eppure l’antropologo C.L. Strauss scrisse di una tribù con un grande senso dell’orientamento perché era in grado di individuare nel cielo in pieno giorno il pianeta Venere. Lo stesso C.L. Strauss andò a vedersi vecchi trattati di navigazione e scoprì che la stessa cosa era possibile anche per antichi marinai della nostra civiltà. Non si può dire se il resto degli umani abbia perso questa abilità o si sia di dimenticato come usarla. (Claude Lévi-Strauss, Mito e Significato, 1978)

In parallelo, se il primo Homo Sapiens potesse fare una passeggiata nella nostra epoca, potrebbe compiere giusto qualche passo prima di soffocare. Egli non potrebbe vivere in un mondo con milioni di auto così come facciamo noi, anche se probabilmente poteva fare maggior affidamento sull'olfatto nel corso della sua normale vita quotidiana.

Così, dubbi sono avanzati in me riguardo le altre parti del corpo. Non sono più tanto sicuro che la bocca sia per mangiare e la lingua per assaporare il cibo. Non sono nemmeno sicuro che le mie mani afferrino correttamente le cose che sposto da una parte all’altra.

Al contrario, quando vedo degli scimpanzé alla televisione maneggiare delle pietre o dei bastoni, percepisco come essi veramente intendano le loro azioni mentre le compiono. Le loro mani sembrano avere un coscienza propria quando toccano ciò che presto sarà un attrezzo per pescare le formiche attraverso un buco nel terreno. Ho cominciato a credere che in questi momenti, le loro mani pelose, siano più mani delle mie.

Friday, 11 April 2014

Ulisse e Calipso

Beckmann, Max, Odysseus and Calypso,1943
Calipso è una ninfa dell'Oceano il cui nome deriva da kalyptō che significa “nascondere”. In sintonia con il suo nome ella abita da sola in una grotta presso Ogigia, un’isola misteriosa da qualche parte nel Mediterraneo Occidentale. La sua vita eterna, più che svolgersi attraverso i giorni e le stagioni, sembra essere un punto istante lontano, fuori dalla portata del mondo. Un mondo comunque incapace di poter comprendere il suo fascino e la sua bellezza.

Ad Ogigia giunge portato dalle onde Ulisse naufrago e a Calipso non sembra esser vero. Lo cura, lo ristora e lo ammalia all’interno di quel piccolo paradiso terrestre in mezzo al mare. Sull’isola vi è ogni ricchezza: cibo, conforto, appagamento e la vecchiaia non è un’incubo da lavare con l’acqua di una fonte introvabile. La putrefazione non ha luogo.

Eppure ad Ulisse tutto questo diventa noioso, sordo, insopportabile. Alcune fonti riportano come Calipso sia riuscita a mantenere l’eroe ad Ogigia per sette anni, meno secondo altre. Sta di fatto che Ulisse se ne andrà, aiutato in questo dagli dei. Zeus infatti, su sollecitazione di Atena, avrebbe presto inviato ad Ogigia il messaggero Ermete per ordinare a Calipso di non ostacolare la partenza dell’itacese. Al contrario, la voce che giunge dall’Olimpo è chiara: che Calipso collabori!

La ninfa non disubbidisce, comprende e aiuta. Prepara per il viaggio le provviste e gli otri di vino e indica all’eroe dove prendere i legni per costruirsi la sua zattera, tanto che egli diventa sospettoso e la fa giurare che non si tratti di un tranello. Ma il cuore della ninfa non gli ordisce nessun inganno e Calipso giura senza trope resistenze sulle acque dello Stige.

Ulisse se ne va, affrontando nuovamente le onde senza i compagni ma recando con sè il loro imperituro ricordo. L’eternità è stata rifiutata, le lusinghe e l’agio hanno avuto uguale risposta. I giorni saranno sempre una novità. Non ci sarà mai fine alla scoperta.

Sunday, 9 March 2014

Il corpo del nemico

Borneo Headhunters, source: www.liveauctioneers.com/item/5235160
Risalendo il fiume Congo, la spedizione di Marlow percepisce la presenza dei guerrieri indigeni in agguato lungo le sponde. Il congolese Mafumo sa che si tratta di cannibali intenzionati a catturare almeno uno tra loro per mangiarselo. Al ché, per darsi forza, Mafumo tira fuori da un borsello un frammento osseo che si infila in un foro praticato nel suo volto, sulla parte destra del mento.

Nonostante questa precauzione, l’insidia si fa sempre più incalzante e Mafumo perde presto la fiducia nel suo amuleto che d’un tratto si sfila dalla cute del viso per gettarlo nel fiume dicendo : il mio nemico sta ridendo di me.. il mio nemico non mi protegge più… Addio!

Il borsello che Mafumo si porta dietro infatti, è pieno dei frammenti ossei e dei denti di un acerrimo nemico che egli è riuscito ad uccidere dopo aver vinto la sua grande forza. Ora, tenersi vicino i residui del corpo dell’avversario dovrebbe implicare la vicinanza e la protezione da parte del suo spirito.

La delusione di Mafumo nel constatare l’inefficacia di questo metodo è cocente, ma allo stesso tempo è del tutto incomprensibile all’occidentale Marlow che vedendolo reagire così veementemente, senza perdere l’aplomb, gli domanda: Pensi sia stata una buona idea? Ma Mafumo ha la sua soluzione: nel suo borsello infatti ci sono “molti nemici”, un altro osso è quel che serve a ritrovare la sicurezza perduta.

Le scene sinora descritte sono parte dello sceneggiato “Heart of Darnkess” del regista inglese Nicolas Roeg (Marlow e Kurtz sono interpretati da Tim Roth e John Malkovich) il quale sembra aver voluto porre particolare risalto ad un approccio completamente diverso alla dimensione della rivalità da parte dell’uomo indigeno rispetto a quello dell’europeo colonizzatore.

Le immagini che giungono dai conflitti di tutto il mondo, i rovesciamenti di regime, gli attacchi alle minoranze, ma anche la violenza riportata nelle cronache, ci hanno reso in qualche modo “usuale” l’infierire sul corpo del nemico per scherno, umiliazione e annientamento anche simbolico di un ostacolo abbattuto.

Presso molte culture indigene invece la lacerazione del corpo del nemico non si accompagna al rinnegamento del suo valore . Questi viene dilaniato e fatto a pezzi dal rivale per aggiudicarsi la sua forza chiedendo al suo spirito un passaggio di campo che sottintende la realtà del vinto come speculare a quella del vincitore. Il capo della vittima viene imbalsamato, le sue ossa ripulite e rese bianche splendenti, i ciuffi di capelli conservati per farne dei feticci.

Le teste tagliate affisse sui pali all’ingresso dei villaggi dell’antica Taiwan, i crani appesi ai soffitti della capanne degli indigeni del Borneo e quelli penzolanti dalle cavalcature dei celti, avevano sicuramente una carica intimidatoria verso il malintenzionato, ma questa si accompagnava a una motivazione religiosa, ovvero la liberazione dello spirito d’un avversario le cui virtù sono assimilabili da colui che ne ha avuto ragione. Con riti, omaggi e cerimonie adesso si chiede a quegli stessi spiriti di passare dalla propria parte.

Thursday, 20 February 2014

Dalla parte dei più deboli: la poesia di Jean Vigo

Là dove tutte le favole si concludono, inizia la storia di Jean e Juliette. I novelli sposi, all'uscita dalla chiesa, si imbarcano per una luna di miele a bordo della chiatta a motore Atalante. Assieme a Jean, comandante del battello, e Juliette, ci sono a bordo Pére Jules, un vecchio ed eccentrico marinaio ricoperto di tatuaggi e con la passione per i gatti, ed un giovane mozzo.
Si tratta della scena d'apertura dell'unico lungometraggio realizzato da Jean Vigo, L'Atalante (1935).

"Focalizzò la sua lente sulla realtà e la trasformò in fiaba", ebbe a dire Truffaut riguardo il giovane regista, morto a soli 29 anni proprio durante le riprese di quello che diventerà uno dei grandi capolavori del cinema, non solo francese.
Quel che colpisce è senza dubbio la sincerità e la semplicità di questa "piccola storia", che racconta della passione di una giovane coppia e delle difficoltà dei primi momenti di una vita assieme.



La felicità e l'entusiasmo per l'inizio del nuovo viaggio vengono ben presto sostituiti dalla difficoltà per Juliette di adattarsi alla vita a bordo della chiatta; in seguito ad un litigio, la giovane abbandona l'Atalante, attratta dalla ben più stimolante ed interessante aura della città.

Commovente ed allo stesso tempo intensamente sensuale, 
è la sequenza in cui Jean, nel suo letto a bordo della chiatta, 
e Juliette in una camera d'albergo, a chilometri di distanza,
si rendono conto del sentimento e della passione che li lega
e di cui l'improvvisa assenza li ha privati.


Nella sua narrazione Vigo unisce le due maggiori tendenze del cinema dei primi decenni del XX secolo, realista ed estetica, contribuendo in maniera determinante all'affermarsi del realismo poetico.
Figlio degli anarchici militanti Miguel Almereyda1 ed Emily Clero, sesto di cinque fratelli nati da una precedente unione e tutti deceduti molto giovani, Jean visse un'infanzia complicata segnata dall'assenza dei genitori, cresciuto in un collegio, malato fin da piccolo. Unica eredità fu il motto del nonno paterno “Io proteggo i più deboli!”, che Jean mise in pratica nella sua, tanto corta quanto brillante, carriera cinematografica2.
Il lungometraggio L'Atalante venne preceduto dai cortometraggi À propos de Nice (1930) e Zéro de conduite (1933), entrambi caratterizzati dallo sperimentalismo proprio del regista, che però trova piena realizzazione, appunto, ne L'Atalante.



Chi riesce a tenere gli occhi aperti sott'acqua riuscirà a vedere la persona amata

 Jean si tuffa, disperato d'amore, pur di rivedere la sua Juliette. E' la celeberrima scena girata sott'acqua, nella quale la giovane donna appare agli occhi dell'amato, ridendo, in abito da sposa.

Sarà Pére Jules a ritrovare Juliette che, una volta ritornata a bordo della chiatta, potrà finalmente riabbracciare il suo Jean. 
Ora la storia può concludersi come tutte le favole.




Sara





Pseudonimo di Miguel Bonaventure de Vigo, che si scelse questo cognome perché sembrava molto spagnolo, ricordando così le sue radici andorrane, ma anche perché conteneva tutte le lettere della frase: y a la merde!
Truffaut FrançoisThe Films in my Life, Simon and Schuster, New York, 1978 (titolo originale: Les films dans ma vie, 1975) pp. 24, 25, 26 -  traduzione italiana mia.  

Saturday, 15 February 2014

Le Femmine di Drago

 ..e la partenogenesi.



Le femmine di drago di Komodo possono deporre uova in grado di schiudersi senza contributo da parte maschile attraverso il fenomeno denominato partenogenesi. Questo tipo di riproduzione asessuata è stata riscontrata in femmine tenute in cattività lontane da individui maschi per anni, se non addirittura per tutta la vita.

I draghi di Komodo sono enormi varani endemici di alcune isole dell’Indonesia centrale, la cui lunghezza può arrivare sino a 3 metri. Molto probabilmente la partenogenesi è per loro l’ultima soluzione atta a preservare la specie in estreme condizioni di isolamento. Queste si possono verificare in natura per l’effetto di una tempesta o delle forti correnti marine presenti nell’area che possono allontanare i varani in nuoto dai loro luoghi originari e trasportarli su territori non popolati.

La riproduzione priva di fertilizzazione delle uova può portare alla nascita solo di individui di sesso maschile a causa di un meccanismo genetico. Le femmine recano i cromosomi ZW e uno tra Z e W si trova di base in tutte le uova. In seguito, per l’apporto genetico soltanto da parte di madre, la combinazione cromosomica delle uova sarà o quella maschile ZZ oppure WW, che però non porterà alla vita. Ovviamente, questo metodo di procreazione non è salutare per la specie, tuttavia i nuovi nati avranno uno sviluppo normale e saranno in grado di accoppiarsi a loro volta.

La partenogenesi è rara nei vertebrati, ma è stata osservata nei serpenti, nei pesci e perfino fra i tacchini. Il suo ripetuto rinvenimento fra i draghi di Komodo ha portato a riconsiderala si come una risorsa straordinaria, ma “non così eccezionale” almeno per certe specie.

Wednesday, 5 February 2014

Toni Bruna, Formigole.


"Percorso artistico? Mi cominceria col dir che no son un artista... diria percorso creativo... xè comincià da subito, da quando che go memoria”

[Percorso artistico? Comincerei col dire che non sono un artista... direi percorso creativo... è cominciato da subito, da quando ho memoria]


Toni Bruna non sembra amare le definizioni né le etichette: artista, poeta, cantante, cantautore dialettale.
Gli strumenti di cui si serve per le sue creazioni musicali devono senza dubbio molto alla sua città d'origine, Trieste, stretta fra il carso ed il mare. Nell'album Formigole (2011) si trovano infatti storie, impressioni, volti, luoghi ben precisi ed angoli dimenticati della città, ma vi giocano un ruolo centrale anche la forza degli elementi naturali, il fascino del mare, la concretezza della terra.
E così come la realtà urbana si fonde con quella rurale, nei testi delle sue canzoni convivono elementi spirituali con elementi decisamente terreni. Ne risultano immagini dai contorni forse non sempre definiti, ma con una decisa carica espressiva.
Tesounasanta è a mio avviso uno dei migliori esempi.

tesounasanta
te ardi come el Monte Grisa
te vedo in testa
un'aureola de neon
o me confondo
cola plafoniera
dela cusina

[seiunasanta
ardi come il Monte Grisa*
ti vedo in testa
un'aureola di neon
o mi confondo
con la plafoniera
della cucina]


Anche la dimensione naturale è, quindi, di centrale importanza per Toni Bruna. Una dimensione basata su elementi semplici, ma essenziali, con cui spesso è necessario confrontarsi per poter vedere con occhi diversi la complessità del quotidiano. Le formiche, o formigole, che danno il titolo all'album, costituiscono per il cantautore un valido metro di paragone...


e le formigole
le sburta avanti e indrio le fregole
co le antene le se stuziga
qualche volte le se piziga
ma po' le se vol ben

e noi altri
restemo solo tra de noi, noi altri
qualche volte se misiemo
con quei altri de là
po' se demo pa'l muso
e restemo incazzai
sì, e restemo incazzai.

 [e le formiche
spingono avanti e indietro le briciole
con le antenne si stuzzicano
qualche volta si pizzicano
ma poi si vogliono bene

e noi
restiamo solo tra di noi, noi
qualche volta ci immischiamo
con quelli dall'altra parte
poi ci meniamo
e rimaniamo incazzati
sì, rimaniamo incazzati.]

Toni Bruna si affida alle sonorità di quella che per lui è “l'unica lingua possibile”, ovvero il dialetto triestino, che non costringe il processo creativo entro i limiti e le restrizioni di una lingua che non sia quella “madre”. Anche nella scelta del mezzo di espressione, infatti, Toni Bruna prende le distanze da categorie prestabilite: 

“no me piasi sta roba delle definizioni: el dialeto, la lingua (…) me piasi più l'idea che la lingua xè una roba che nassi spontaneamente, per la necessità che ga la gente de comunicar (…) no xè che te metterà 'desso la lingua in scatola, no? No te pol, la lingua xè viva e te devi accettar che xè cusì”
[Non mi piace questa cosa delle definizioni: il dialetto, la lingua (…) Mi piace più l'idea che la lingua sia qualcosa che nasce spontaneamente, dalla necessità che ha la gente di comunicare (…) Ora, non è che si possa mettere la lingua in scatola, no? Non si può, la lingua è viva e bisogna accettare che è così]

Copertina dell´album Formigole
(www.tonibruna.com)

Toni Bruna in rete:


Buon ascolto!
Sara









*Monte a nord della città di Trieste, sul quale si trova un santuario dedicato alla Madonna, noto per la sua inconfondibile forma che dovrebbe idealmente evocare la lettera “M”.

Tuesday, 21 January 2014

Bonobo nel Cuore di Tenebra

Photo by Emilie Genty 
Bonobo e scimpanzé sono due primati molto simili. A prima vista si direbbe che cambia solo la taglia dato che il bonobo è più piccolo. Eppure le ampie anse del fiume Congo, separando le due specie - nessuno dei due nuota, almeno per così grandi distanze - hanno permesso una notevole differenza nello sviluppo della loro organizzazione sociale.

Lo scimpanzé si basa sul potere di un maschio sul gruppo ed una relativa gerarchia ben definita con scontri tra comunità dovuti a sconfinamenti di territorio. I bonobo invece hanno dato vita a una realtà diversa, in cui la stretta cooperazione tra le femmine ha vanificato quello che sarebbe il vantaggio fisico dei maschi, rendendoli individui isolati e dipendenti dal ruolo nel gruppo della madre. Ogni screzio o motivo di conflittualità viene sublimato nel sesso, che praticamente tutti fanno con tutti senza discriminazione, stemperando in questo modo l'aggressività.

Quando un gruppo di bonobo trova un nuovo posto in cui stare, una nuova isola felice nella giungla piena di cibo, l'eccitamento generale fa si che per prima cosa abbiano luogo attività sessuali collettive, così da dedicarsi al nutrimento con meno irruenza.

Nella stessa regione del Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, i bonobo hanno seguito un'evoluzione alternativa, una realtà parallela che si basa sulla comprensione, l'aiuto reciproco e il contatto fisico.

Saturday, 28 December 2013

Violeta Parra, "El rin del angelito"

Pochi, semplici accordi di chitarra.
Una voce sincera, ruvida, inconfondibile; amata voce del Cile più povero e terreno.
Una vita inquieta, vissuta intensamente, mossa dalla costante ricerca delle proprie radici, nutrita e allo stesso tempo lacerata dalle passioni.
Donna forte ed artista versatile, Violeta Parra canta il lamento di una popolazione intera, canta la vita, la morte, la magia della natura, la rabbia, l'amore.

Sono dolci le parole del Rin del angelito (1966), le lacrime versate per la perdita di una creatura così delicata ne ostacolerebbero il volo "a los cielos". In questi versi, infatti, Violeta denuncia l'altissimo tasso di mortalità infantile, piaga che affliggeva il suo Cile.
Quando la carne muore, l'anima si rivolge alla natura, ricerca se stessa nei colori dei fiori, nel volo degli uccelli, corre sulle colline e di fianco alla luna.



Buon ascolto!                                                                                                                                          
Sara




ya se va para los cielos
ese querido angelito
a rogar por sus abuelos
por sus padres y hermanitos
cuando se muere la carne
el alma busca su sitio
adentro de un amapola
o adentro de un pajarito

la tierra lo está esperando
con su carazón abierto
por eso que el angelito
parece que está despierto
cuando se muere la carne
el alma busca su centro
en el brillo de una rosa
o de un pesecito nuevo

en una cuna de tierra
lo arullará una campana
y hasta la lluvia le limpia
su carita en la mañana
cuando se muere la carne
el alma busca su diana
en los misterios del mundo
que le ha abierto su ventana

las mariposas alegres
de ver el bello angelito
alrededor de su cuna
les caminan despacito
cuando se muere la carne
el alma va derechito
va a saludar a la luna
y de paso al lucerito

¿adónde se fue su gracia?
¿dónde se fue su dulzura?
¿por qué se cae su cuerpo
como una fruta madura?
cuando se muere la carne
el alma busca en la altura
la explicación de su vida
cortada con tal permura
la explicación de su muerte
prisionera en una tumba
cuando se muere la carne
el alma se queda oscura.

    

Se ne va verso cielo
questo amato angioletto
a pregare per i suoi nonni
i suoi genitori e fratelli
quando muore la carne
l'anima cerca il suo posto
dentro un papavero
o dentro un uccellino

la terra lo sta spettando
col suo cuore aperto
per questo sembra
che l'angioletto sia sveglio
quando muore la carne
l'anima cerca il suo centro
nel brillare di una rosa
o di un pesciolino nuovo

nella sua culla di terra
lo cullerà una campana
mentre la pioggia gli pulisce
il suo faccino al mattino
quando muore la carne
l'anima cerca il suo posto
nel mistero del mondo
che le ha aperto la sua finestra

le farfalle allegre
al vedere il bell'angioletto
attorno alla sua culla
camminano lentamente
quando muore la carne
l'anima va dritta dritta
a salutare la luna
passando per la stella del mattino

dov'è andata la sua grazia?
dov'è andata la sua dolcezza?
perché cade il suo corpo
come la frutta matura?
Quando muore la carne
l'anima cerca tra le alture
la spiegazione di una vita
spezzata così in fretta
la spiegazione della morte
prigioniera in una tomba
quando muore la carne
l'anima rimane oscura.

Friday, 1 November 2013

Galeb and the Seagull - Berlin Busking


L'avventura musicale di Goran Erjavec (Galeb) inizia in tenera età con lo studio della chitarra classica, protrattosi per una decina d'anni.
In una giornata d'illuminazione mistica Galeb decide di dedicare anima e corpo al rock'n'roll, e nel giro di un paio di mesi elimina come per magia il suo background classico.
Sono giorni d'abbandono al potere del blues più rurale, d'euforia funky e d'isolamento dal mondo reale (in compagnia del fedelissimo Marco Battaglia al pianoforte con cui collabora tuttora), in cui Galeb si lancia nelle esperienze più disparate nella scena indipendente triestina (NOODLES, Pow Lean, Matteo Bognolo & the Radio Mamas, Giulio Debelli, Abba Zabba).
E' questo il momento in cui sente il bisogno di guidare il proprio progetto musicale, dando inizio ad interminabili giornate con lui,se stesso e la chitarra acustica, in mansarda.
Registrato in extremis un simpatico EP, fugge per 6mesi in quel della Nuova Zelanda: tornato dal pellegrinaggio nella terra degli uccelli con tante nuove idee e propositi decide di dedicare la sua vita a due cose, la musica e la cucina. Inizia allora una collaborazione con quella che dopo diventerà l'emisfero nord della sua musica, vicina di stanza d'una vita: sua sorella Gaia (the Seagull). Ora si dilettano nella tessitura di trame vocali gioiose e accattivanti all'insegna della musica biologica da spiaggia, in vista della loro prossima partenza verso l'altro emisfero con un nuovo album.

Dopo aver girovagato per un anno, gli impavidi galebini si ritrovano nuovamente nella ridente cittadina di Trieste con alle spalle tante nuove storie musicate in maniera 100% biologica!!!!

Wednesday, 26 June 2013

Segnali di vita da Amburgo: viaggio tra passato e presente


Cari lettori,

crederete che ormai il circolo si sia perso tra le onde di chissà quale mare lontano e che Marlow abbia deciso di non raccontarvi più nessuna storia. Ebbene, è finalmente arrivato il momento di riprendere il filo dei nostri racconti; una sosta sulla terraferma dopo un lungo ed intenso viaggio, l'occasione per fermarsi un attimo ad osservare l'orizzonte e prepararsi alla prossima partenza. 

Trovandomi al momento nuovamente in Germania, quale miglior porto da cui far ripartire il nostro viaggio se non quello di Amburgo?
Come tutte le grandi città, ed in particolare i porti, Amburgo è estremamente ricca, viva e in continuo cambiamento, pur rimanendo allo stesso tempo legata alla sua storia. Ancora oggi infatti vi si fa riferimento come alla Freie und Hansestadt Hamburg, ovvero Città libera ed anseatica di Amburgo.
Della Lega Anseatica essa entrò a far parte nel 1241, quando venne resa ufficiale la sua alleanza con Lubecca, che aveva sotto controllo le principali aree di pesca del Mar Baltico e del Mare del Nord. Dalla sua posizione Amburgo dominava a sua volta il commercio del sale (proveniente in maggior parte dalla vicina Lüneburg) che all'epoca costituiva un bene di massima importanza poiché impiegato principalmente per la conservazione del pesce. Estremamente strategica, quindi, l'alleanza di Amburgo e Lubecca rappresentò la prima di una serie di numerose collaborazioni commerciali e politiche tra le città più importanti del Sacro Romano Impero, e non solo.

La parola Hansa significava in tedesco antico "schiera armata", le armi in questione non erano però spade o cannoni, bensì merci di ottima qualità: legname, metalli pregiati, pelli, cereali, miele, ed ovviamente il pesce ed il sale. Si trattava quindi di un'unione basata su scambi commerciali, e non––almeno in linea di principio––su battaglie e spargimenti di sangue.
Alquanto violenti, però, era i rituali cui dovevano sottoporsi coloro i quali desiderassero entrare a far parte della Lega Anseatica: il viso veniva graffiato con delle spazzole di metallo ed il corpo straziato a colpi di forca, alcuni venivano forzati a fare dei bagni in acqua ghiacciata o ad immergersi in paludi; qualche sventurato veniva addirittura chiuso in un sacco e posto letteralmente ad affumicare sopra un grande falò. Insomma, si trattava di vere e proprie torture fisiche che i Nykamer, i nuovi arrivati, dovevano subire senza lamentele e delle quali avrebbero conservato per sempre le cicatrici, come prova inconfutabile del loro valore.
Un rituale che prendeva il nome di hänseln e del quale fortunatamente ora si conserva solamente la parola (che ha subito un notevole traslato!): oggi in tedesco hänseln significa “beffeggiare, prendersi gioco di qualcuno”.


Vi lascio con qualche scatto di Amburgo, dalla mia recente visita nella Hansestadt.

                                                                                                                                                          Sara


"Io mangio anche Hamburger"
Sullo sfondo: il campanile di St. Michael, simbolo della città
Il porto
"Sexy Sexy Girls!" - Reeperbahn,
via principale del quartiere a luci rosse
Libertà di movimento...

Quartiere St. Pauli: un'aiuola urbana
    

St. Pauli: il Park Fiction 

Tuesday, 26 March 2013

Allegro ma non troppo: Moderato.


Clicca sull'immagine per leggere l'articolo
É sorprendente come il valore delle parole possa cambiare nel corso dei decenni. Inutile dire che, soprattutto negli ultimi sessant'anni, questo processo è stato notevolmente influenzato dall'affermarsi dei nuovi mezzi di comunicazione, che hanno portato spesso ad una manipolazione quasi incontrollata della parola.
Poche settimane fa, mi è capitato di avere tra le mani un vecchio numero della rivista La Cucina Italiana, datato luglio 1958. Fin dalla sua fondazione (1929), questo periodico si proponeva non solo di far conoscere le ricette della tradizione italiana, ma anche di fornire suggerimenti per il mantenimento di un buon regime alimentare, accorgimenti per una cucina sana ed allo stesso tempo economica, nonché nozioni di galateo, racconti ed opinioni di lettori o personaggi famosi su vari argomenti, più o meno correlati alla gastronomia.
La mia attenzione è caduta sulle osservazioni di una lettrice che titola il suo articolo "Saper parlare"; curioso tema per una rivista di cucina, mi son detta.
Con mia sorpresa, nelle righe di apertura, la signora Elisa utilizza una parola che, proprio in queste settimane, sta rimbalzando dalla tv alla rete, in ogni tg e articolo di giornale: moderazione. Cui, conseguentemente, fanno riferimento coloro i quali si considerano moderati.
Un buon parlatore, sostiene l'autrice, deve essere moderato e capace di usare questo trucco, senza però far accorgere l'interlocutore. L'articolo presenta gli atteggiamenti più comuni di coloro che si credono a torto brillanti parlatori, ma che di fatto mancano completamente di moderazione.

Strano. Il “moderato medio” oggi sembra invece rispecchiarle tutte queste caratteristiche...





Sara

Thursday, 7 March 2013

Le isole di Papillon





Les Iles du Salut sono tre isolette a largo della Guyana Francese dove pappagalli, scimmie ed iguana vivono una vita tranquilla. Tutt'al più si tolgono velocemente dai paraggi se qualche turista arrivato da lontano si avvicina troppo per fotografarli.

Gli edifici che un tempo sono stati caserme e prigioni si ergono ancora sotto il sole equatoriale sbiaditi, diroccati, ma con silenziosa imponenza. In qualche caso costruzioni più defilate, come il cimitero degli infanti o alcuni magazzini di pietra, sono avvolti dai cespugli o seminascosti dagli alberi.

Le tre Isole Royale, du Diable e St. Joseph furono infatti colonie penali francesi per criminali di cui la Metropole si voleva liberare. Criminali o supposti tali, se non altro personalità scomode come Alfred Dreyfus, il militare ebreo condannato di alto tradimento che sull’isola del Diavolo ci spese 9 anni mentre in patria Emile Zola a sua difesa scagliava il suo famoso J’accuse. Ma vi furono altri detenuti tra cui Henri Charrière, il cui libro autobiografico diventò negli anni ‘70 il celebre film Papillon con Steve McQueen e Dustin Hoffman

In questi luoghi la disperata routine propria di un campo di prigionia deve aver trovato un accordo particolare con l'indifferenza di una natura senza stagioni.

Walter me ne riporta le seguenti parole:

Sì, in certi posti come nelle tre isole della Guiana Francese, si fa presto a scordare che sono stati lager dove tagliavano le teste, senza troppi ripensamenti. Io le ho visitate tutte e tre quelle isole, con il kayak e anche a me hanno fatto le stesso effetto. Su una delle tre c'è pure l'Hilton hotel, dove la gente si preoccupa più della propria abbronzatura che di sentire gli spiriti del luogo, che senza dubbio sono numerosi. Stranamente luoghi così, una volta tristi come il lebbrosario di Curieuse alle Seychelles o i tanti lazzaretti, tra i quali ultimamente per me quello di Puerto Mahon alle Baleari, appaiono oggi idilliaci come se riscattassero i tempi in cui non lo erano. Che non esistano gli spiriti dei luoghi, cacciati forse dalla televisione o dalle orde dei turisti, io non ci credo. Mi piace invece pensare che i fantasmi abbiano trovato pace nella natura, così rigogliosa e che si rigenera in continuazione, ma che un animo sensibile e attento riesca ancora a percepirne la presenza tra le rovine e gli anfratti della costa. Spero che ti piaccia Curiapo.


Nicco.

Friday, 1 March 2013

Uno Sciame di Balene


Molto spesso le balene viaggiano in gruppi e quando se ne avvista una bisogna guardarsi intorno se ce ne siano altre.

Monday, 10 December 2012

Ecco chi risolverà il conflitto d’interesse.


L’Europa s’è tinta di rosso, il colore della nuova alleanza Finanz-kommunista. Alleanza evidente e che soltanto gli insipidi d’ingegno hanno potuto fare a meno di notare.

Ah la Borsa! Questa specie di gioco d’azzardo borghese ormai domato dalle redini del proletariato e che ora ha il nervo di pronunciarsi così palesemente all’ennesima possibile rielezione di un leader milionario.

Ma dov’è finite la democrazia? Non sono più i popoli in diritto di scegliere i propri capi? Non sono più le masse legittimate ad eleggere i propri Lukashenko con plebisciti del 98 % senza che qualcuno nei palazzi del potere storca superbamente il naso con il ghigno, a noi familiare, del primo della classe? Essendo, il leader bielorusso, un raro esempio di comunista “buono”, compatibile con le visioni liberali del nostro ex primo ministro.

Il Silvio è rimasto solo sulla scena internazionale, accerchiato da pecore dalla sinistra lana vermiglia. Ma noi lo difenderem, in nome della nostra libertà di scegliere.
In nome della nostra indipendenza, difenderemo lui e il suo conflitto d’interesse dallo slancio di cervo, capace di valicare l’arco alpino e far cascare le frontiere come incolori tessere di domino. Non servono miseri trattati a far passare la leadership manifesta, altro che Schengen miei cari!

Al conflitto d'interesse ci sono due soluzioni: o lo zampino dell'Europa colpita al cuore e al portafoglio dal piglio del settantaseienne self-made man, o Silvio stesso presidente a Bruxelles, primo ministro di fiamminghi e valloni, goti e ispanici, franchi e tiratori!

Wednesday, 5 December 2012

Paperblog: vale la pena?

Tutti coloro che aprono un blog o un sito web sono ansiosi di vederlo spiccare verso l’apice delle classifiche dei motori di ricerca. A questo fine, come spiegato nell’ABC della SEO, sono necessari dei link. Vengono così presi in considerazione gli aggregatori di blog, ma non tutti sono uguali. C’è quello che riporta qualche riga del post e poi rimanda subito al link, e quello che invece riporta tutto l’articolo parola per parola senza tralasciare nemmeno una foto. Tra questi c’è Paperblog, un aggregatore di blog internazionale che organizza attraverso una facile homepage migliaia di post in tempo reale a seconda dei campi d’interesse. Il portale è ben fatto, ci si muove subito con intuito e agli autori è dedicata una classifica giornaliera che può anche far piacere a chi venisse eletto. Ma...

Paperblog è sicuramente un aggregatore importante e funzionale a dare respiro al blog appena nato, a dargli link utili e anche a farlo conoscere. Però, in una fase successiva, può diventare un vero e proprio ostacolo dato che lo stesso post con due indirizzi diversi sicuramente non favorisce una buona valutazione da parte dei motori di ricerca. Un punto importante è poi la ricerca delle immagini, le foto pubblicate nel proprio blog le si possono ritrovare ai primi posti, ma con l’url che rimanda a Paperblog e non alla pagina originaria. Una raccomandazione? Usatelo con criterio, sino a quando credete possa esservi utile.

Monday, 26 November 2012

Siria, cronologia di una guerra civile.



Ogni giorno arrivano notizie dalla Siria, ma a questa tanto rapida quanto tragica serie di avvenimenti può non seguire una comprensione effettiva delle dinamiche che hanno portato alla situazione attuale. Nel tentativo di fare chiarezza in primo luogo a me stesso, ho fatto una ricerca annotando gli eventi che credo essere più significativi. La lista che segue è scarna, me ne rendo conto, ma può servire a figurarsi un quadro iniziale del conflitto in corso sino al novembre 2012.

Segnalo inoltre due pagine della BBC per approfondire la conoscenza dei leader dell'opposizione siriana e avere una cronologia più ampia del profilo della Siria dal 1918 sino ai giorni nostri.

  • Il 26 gennaio 2011 Hasan Ali Akleh si dà fuoco dopo essersi cosparso di benzina, secondo alcuni testimoni per protesta contro il governo Siriano. Ciò innesca una serie di manifestazioni di protesta contro il regime. La stessa sequenza di avvenimenti era già stata vista in Tunisia. 
  • Il 18 marzo 2011 è il Venerdì della Dignità. La protesta comincia ad assumere dimensioni importanti e ad accomunare molte città del Paese tra cui Damasco, Hama e Daraa. Quest'ultima diventa il centro principale della dissidenza anche per il malcontento di molti rifugiati dal nord in seguito ad un alluvione. La polizia usa la forza per disperdere i manifestanti impiegando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili. Si contano decine di morti e Human Right Watch riporta l'esistenza di 27 centri di tortura. 
  • Nell'aprile 2011 il governo sembra concedere qualche riforma e soprattutto ritira dopo 50 anni lo Stato di Emergenza che giustificava l'uso di arresti arbitrari. Allo stesso tempo Assad etichetta l'opposizione come un gruppo armato di terroristi e restringe fortemente l'accesso a internet e ai mezzi di comunicazione. 
  • Da quando nella primavera 2011 viene dato esplicitamente l'ordine di sparare ai manifestanti, molti soldati di rifiutano di eseguire l'ordine e disertano. Molti di loro vengono giustiziati sommariamente, ma con il progredire della rivolta si registra l'abbandono del esercito regolare anche da parte di ufficiali. 
  • Molte città vengono assediate dall'esercito. Il 30 giugno scoppia la rivolta ad Aleppo, “il vulcano di Aleppo”. Il 31 luglio il Massacro di Ramadan porta alla morte di più 140 persone e centinaia di feriti. 
  • A fine luglio 2011 nasce il Free Syrian Army (FSA), composto da ex ufficiali dell'esercito e volontari. Da ottobre 2011 il FSA avrà il sostegno della vicina Turchia 
  • Sempre nel luglio 2011, Assad destituisce il governatore della provincia di Hama dopo essersi verificate grandi manifestazioni anti-regime e invia truppe armate nella regione. 
  • A fine agosto 2011 nasce il Syrian National Council (SNC) che dalla Turchia cercherà di organizzare l'opposizione lungo un fronte comune. 
  • Il 12 novembre 2011 la Lega Araba sospende la Siria che continuerà a rimanerne esclusa dopo il ritiro di una commissione inviata a monitorare le violenze nel gennaio 2012. 
  • Il 12 aprile 2012, a seguito di un piano di pace di Kofi Annan, il Governo Siriano e il FSA si accordano su un periodo di tregua con la mediazione delle Nazioni Unite. Il patto però non è mantenuto e se ne riportano violazioni da entrambe le parti. Le nazioni Unite si ritirano e Annan rinuncia al suo piano ad inizio Agosto 
  • Giugno 2012, la protesta contagia Damasco e Aleppo, le due maggiori città che sino ad allora avevano vissuto tranquille e il governo considerava come sue roccaforti. 
  • Il 22 giugno un aereo militare Turco viene abbattuto sopra le acque territoriali siriane. La Turchia è amareggiata, ma un accidentale invasione dello spazio aereo viene smentita dalle basi Americane. 
  • 18 luglio 2012, l'attuale e il precedente ministro della Difesa vengono uccisi assieme al cognato del presidente Assad. É la prima volta che vengono colpite cariche così alte del governo. 
  • Il 19 luglio 2012, Russia e Cina pongono il veto su sanzioni proposte dalle Nazioni Unite. La rete internazionale è divisa sulla questione Siriana. 
  • Il 3 ottobre 2012 ci sono delle tensioni al confine tra Siria e Turchia presso la città di Akçakale che costano la vita a 5 civili turchi. La Turchia chiama in causa la Nato che condanna l'episodio duramente. In seguito il governo Siriano porgerà le condoglianze al popolo turco. 
  • Ottobre 2012, il comitato internazionale della Croce Rossa dichiara il conflitto come non-internazionale. Si legge guerra civile. 
  • A fine ottobre 2012, il governo siriano dichiara di voler rinunciare alle operazioni militari durante la īd al-aḍḥā , "festa del sacrificio" , ma nondimeno si dice pronto a rispondere ad ogni offensiva. La tregua non viene accettata da tutti i gruppi di opposizione e gli scontri continuano. 
  • A novembre 2012 si intensificano i bombardamenti su Damasco da parte dell’esercito regolare mentre I ribelli ottengono conquiste significative nel nord del Paese. Il fronte dei ribelli sembra potersi unire sotto la nuova Siryan Opposition Coalition. 

Questo post è da considerare come continuazione di Siria, prima del conflitto, pubblicato precedentemente.

Nicco

Tuesday, 20 November 2012

Siria, prima del conflitto


La guerra in corso in Siria ha avuto origine nelle proteste dilagate nel mondo arabo a partire dal dicembre 2010. L'insieme dei moti che vennero successivamente accomunati nella “Primavera Araba” portò alla caduta di numerosi regimi a cominciare dalla Tunisia, ma ciò che all'inizio sembrava essere un fenomeno di fulmineo cambiamento, rallentò la propria spinta di fronte alla forza militare di dittature al potere da decenni come in Egitto e in Libia, paese quest'ultimo dove si scatenò un sanguinoso conflitto.

In Siria, dove ancora non è avvenuto nessun rovesciamento di potere, il partito Bat'ha è in forza dal 1963 a seguito di un colpo di stato. Dopo una serie di contrapposizioni interne che portarono alla destituzione in più occasioni dei vertici del partito, il ministro della Difesa Hafez Al-Assad, padre del attuale dittatore, ne divenne presidente nel 1970. Egli seppe ben presto sbarazzarsi di ogni antagonismo interno e a fondare una leadership basata sul culto della personalità. I siriani non ebbero più diritto a normali elezioni e la scelta del presidente poteva avvenire soltanto tramite referendum senza la presenza di altri candidati.

Nel 1963 venne inoltre dichiarato lo Stato di Emergenza per il perpetuo stato di Guerra nei confronti di Israele, ma di fatto questo ha autorizzato l'attuazione di leggi speciali ad appannaggio delle forze di polizia autorizzando arresti arbitrari e uso spregiudicato della forza.

Ogni forma di opposizione incontrò così una durissima repressione e i tentativi d'insurrezione vennero sedati nel sangue, come successe ad Hama nel 1982 quando la comunità sunnita diede atto ad una rivolta. I sunniti del resto sono il ceppo islamico di maggioranza in Siria, mentre la famiglia Assad appartiene alla minoranza Alauita che fa riferimento agli sciiti e comprende circa il 12% della popolazione. Con gli Assad al potere gli Alauiti detengono gli incarichi chiave nei servizi di sicurezza. Le altre minoranze, soprattutto quelle etniche, hanno vissuto al contrario una politica di emarginazione e sono state considerate straniere all'interno del paese.

Nel 2000 l'attuale presidente Bashar al-Assad succedette al padre grazie ad un emendamento alla costituzione che abbassò l'età necessaria a ricoprire tale carica da 40 a 34 anni. Malgrado questa forzatura, la successione sollevò molte speranze e con la “Primavera di Damasco” nacquero circoli politici che in breve tempo portarono alla nascita di un vero movimento per la democrazia. Il tutto venne stroncato nell'agosto 2001 quando i leader principali vennero arrestati e imprigionati.

Altri tentativi da parte dell'opposizione di costruire un movimento efficace si dimostrarono troppo deboli rispetto al regime, almeno sino alla già citata Primavera Araba quando la popolazione civile si riversò in piazza con numeri e continuità senza precedenti. A seguito delle proteste Assad fu costretto a fare qualche concessione e nell'aprile 2011 venne finalmente ritirato lo stato di emergenza e a 120.000 curdi fu riconosciuta la cittadinanza. Ma se da un lato il governo accettava qualche richiesta, dall'altro mise in atto un'opera di propaganda mirata a far passare le opposizioni come dei terroristi e ordinò all'esercito di far fuoco sui contestatori.

Da allora si è assistito a una crescente defezione di militari che, unendosi a gruppi di volontari, hanno reso la rivolta sempre più organizzata e armata senza però risolversi in un fronte comune. Almeno sino a inizio novembre 2012, quando la formazione della Syrian Opposition Coalition, legittimata proprio in queste ore dall’Unione Europea, sembra poter unire le forze dei gruppi d’opposizione.

Sunday, 11 November 2012

Mille papaveri rossi: il Poppy Appeal e altre storie dall'Inghilterra.


Dopo una lunga e luminosa estate passata in Italia, cosa che da un paio d'anni non mi succedeva, a metà ottobre sono ritornata a Cambridge, in Inghilterra.
Giusto in tempo per la morta stagione.
Non ho fatto in tempo a scendere dall'aereo, infatti, che già mi era stato fatto presente che Halloween era alle porte. Pochi giorni dopo, nella casa che ora sto dividendo con altre cinque persone, cominciarono a spuntare scheletrini fluorescenti e finti ragni di ogni colore e dimensione da ogni angolo, mentre due grosse zucche, pronte per essere intagliate, dominavano il living room.

A distanza di nemmeno una settimana da Halloween, in Inghilterra si preparano le celebrazioni del 5 novembre in ricordo del cosiddetto Gunpowder Plot (ovvero "Congiura della polvere da sparo"). L'episodio data al 1605, quando un gruppo di cattolici, capeggiati da Robert Catesby, organizzarono una congiura contro Giacomo I, sovrano protestante; il loro piano era quello di far esplodere la House of Parliament e con essa il re e gran parte dell'aristocrazia protestante. I cospiratori vennero però scoperti e l'attentato sventato. In particolare però, ciò che viene ricordato ogni 5 di novembre riguarda Guy Fawkes, che del gruppo era colui che si occupava degli esplosivi, e che –si dice– venne scoperto con 36 barili di polvere da sparo.
Ogni anno quindi si celebra il mancato attentato, il fatto che il re non saltò in aria e che gli attentatori vennero scovati in tempo. Scovati, arrestati, processati e condannati ad essere hanged, drawn and quartered ovvero –letteralmente– impiccati, sventrati e squartati; un'atroce forma di pena capitale per gli uomini, che risaliva all'epoca medievale. Il condannato veniva appunto impiccato, ma non fino alla morte, quindi rianimato e sventrato vivo; le viscere gli venivano bruciate davanti così, nel caso egli fosse disgraziatamente ancora cosciente, poteva assistere allo spettacolo, prima di essere squartato.
Si narra che Fawkes, tuttavia, riuscì ad avere una sua piccola rivincita, saltando dalla forca e quindi morendo risparmiandosi un'ulteriore terribile agonia. Nonostante ciò, il suo corpo venne comunque straziato e le sue parti esposte pubblicamente come monito per chi pensasse di voler tradire la corona in futuro.
Ogni 5 novembre si festeggia con uno spettacolo di fuochi artificiali seguito dall'accensione di un grande falò, durante il quale si bruciano pupazzi raffiguranti Guy Fawkes e si recitano filastrocche che ricordano l'evento. Curiosamente, questa celebrazione assomiglia molto ad altri rituali, appartenenti alla tradizione pagana e poi molto spesso rivisitati in chiave religiosa, che ricorrono più o meno nello stesso periodo (tra i quali, appunto, anche Halloween). Tutti rituali legati alla chiusura del raccolti nei campi e all'inizio dell'inverno, i cui spiriti portatori di morte e sterilità si tentava di allontanare con dei fuochi ed altri riti scaramantici.

Subito dopo aver fatto giustizia sullo sventurato Fawkes, l'Inghilterra ricorda episodi più vicini nel tempo e si prepara a commemorare i soldati morti durante le guerre mondiali. Con dei papaveri.
Chiunque nei giorni precedenti l'11 di novembre, giornata della commemorazione, sfoggia un bel papavero di carta pesta puntato sul petto, preferibilmente sulla sinistra, vicino al cuore. La scelta di questo simbolo fa riferimento ai versi di In Flanders Fields, poesia scritta dal colonnello canadese John McCrae nel 1915, mentre si trovava a combattere sul fronte franco-belga. Il militare descrive i campi di battaglia cosparsi di sangue dove, tra croce e croce ondeggiavano i papaveri.*

I Remembrance poppies (papaveri della commemorazione) vengono venduti dalla Royal British Legion, la principale organizzazione di beneficenza a supporto di coloro che prestarono e prestano servizio alla nazione e dei loro famigliari. Oggi più che mai è raccomandabile per tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche, così come per chi lavora nel mondo della spettacolo, che si porti il poppy. Un'usanza che è ormai diventata una vera e propria moda, cui purtroppo sono legati anche forti pregiudizi. La mancata osservanza di questa “regola”, infatti, scatena immancabilmente furiose polemiche che non fanno altro che mettere in ombra il significato originario di questo simbolo, trasformando tutto in potentissimo showbusiness, contro cui però nessun fuoco né rito scaramantico può nulla.

Manca qualcosa? Un poster della Royal British Legion per la campagna 2012 (fonte:  www.britishlegion.org)

Un'immagine dalla cerimonia d'apertura della Poppy Appeal Campaign 2012, lo scorso ottobre (fonte: www.guardian.co.uk)



                                                                                                                                              Sara

*Il riferimento ai papaveri che vegliano sui corpi dei soldati nei campi di battaglia, ci è noto ovviamente anche grazie a La guerra di Piero di Fabrizio De André.