Tuesday, 20 November 2012

Siria, prima del conflitto


La guerra in corso in Siria ha avuto origine nelle proteste dilagate nel mondo arabo a partire dal dicembre 2010. L'insieme dei moti che vennero successivamente accomunati nella “Primavera Araba” portò alla caduta di numerosi regimi a cominciare dalla Tunisia, ma ciò che all'inizio sembrava essere un fenomeno di fulmineo cambiamento, rallentò la propria spinta di fronte alla forza militare di dittature al potere da decenni come in Egitto e in Libia, paese quest'ultimo dove si scatenò un sanguinoso conflitto.

In Siria, dove ancora non è avvenuto nessun rovesciamento di potere, il partito Bat'ha è in forza dal 1963 a seguito di un colpo di stato. Dopo una serie di contrapposizioni interne che portarono alla destituzione in più occasioni dei vertici del partito, il ministro della Difesa Hafez Al-Assad, padre del attuale dittatore, ne divenne presidente nel 1970. Egli seppe ben presto sbarazzarsi di ogni antagonismo interno e a fondare una leadership basata sul culto della personalità. I siriani non ebbero più diritto a normali elezioni e la scelta del presidente poteva avvenire soltanto tramite referendum senza la presenza di altri candidati.

Nel 1963 venne inoltre dichiarato lo Stato di Emergenza per il perpetuo stato di Guerra nei confronti di Israele, ma di fatto questo ha autorizzato l'attuazione di leggi speciali ad appannaggio delle forze di polizia autorizzando arresti arbitrari e uso spregiudicato della forza.

Ogni forma di opposizione incontrò così una durissima repressione e i tentativi d'insurrezione vennero sedati nel sangue, come successe ad Hama nel 1982 quando la comunità sunnita diede atto ad una rivolta. I sunniti del resto sono il ceppo islamico di maggioranza in Siria, mentre la famiglia Assad appartiene alla minoranza Alauita che fa riferimento agli sciiti e comprende circa il 12% della popolazione. Con gli Assad al potere gli Alauiti detengono gli incarichi chiave nei servizi di sicurezza. Le altre minoranze, soprattutto quelle etniche, hanno vissuto al contrario una politica di emarginazione e sono state considerate straniere all'interno del paese.

Nel 2000 l'attuale presidente Bashar al-Assad succedette al padre grazie ad un emendamento alla costituzione che abbassò l'età necessaria a ricoprire tale carica da 40 a 34 anni. Malgrado questa forzatura, la successione sollevò molte speranze e con la “Primavera di Damasco” nacquero circoli politici che in breve tempo portarono alla nascita di un vero movimento per la democrazia. Il tutto venne stroncato nell'agosto 2001 quando i leader principali vennero arrestati e imprigionati.

Altri tentativi da parte dell'opposizione di costruire un movimento efficace si dimostrarono troppo deboli rispetto al regime, almeno sino alla già citata Primavera Araba quando la popolazione civile si riversò in piazza con numeri e continuità senza precedenti. A seguito delle proteste Assad fu costretto a fare qualche concessione e nell'aprile 2011 venne finalmente ritirato lo stato di emergenza e a 120.000 curdi fu riconosciuta la cittadinanza. Ma se da un lato il governo accettava qualche richiesta, dall'altro mise in atto un'opera di propaganda mirata a far passare le opposizioni come dei terroristi e ordinò all'esercito di far fuoco sui contestatori.

Da allora si è assistito a una crescente defezione di militari che, unendosi a gruppi di volontari, hanno reso la rivolta sempre più organizzata e armata senza però risolversi in un fronte comune. Almeno sino a inizio novembre 2012, quando la formazione della Syrian Opposition Coalition, legittimata proprio in queste ore dall’Unione Europea, sembra poter unire le forze dei gruppi d’opposizione.