Monday, 10 December 2012
Ecco chi risolverà il conflitto d’interesse.
Monday, 26 November 2012
Siria, cronologia di una guerra civile.
Ogni giorno arrivano notizie dalla Siria, ma a questa tanto rapida quanto tragica serie di avvenimenti può non seguire una comprensione effettiva delle dinamiche che hanno portato alla situazione attuale. Nel tentativo di fare chiarezza in primo luogo a me stesso, ho fatto una ricerca annotando gli eventi che credo essere più significativi. La lista che segue è scarna, me ne rendo conto, ma può servire a figurarsi un quadro iniziale del conflitto in corso sino al novembre 2012.
Segnalo inoltre due pagine della BBC per approfondire la conoscenza dei leader dell'opposizione siriana e avere una cronologia più ampia del profilo della Siria dal 1918 sino ai giorni nostri.
- Il 26 gennaio 2011 Hasan Ali Akleh si dà fuoco dopo essersi cosparso di benzina, secondo alcuni testimoni per protesta contro il governo Siriano. Ciò innesca una serie di manifestazioni di protesta contro il regime. La stessa sequenza di avvenimenti era già stata vista in Tunisia.
- Il 18 marzo 2011 è il Venerdì della Dignità. La protesta comincia ad assumere dimensioni importanti e ad accomunare molte città del Paese tra cui Damasco, Hama e Daraa. Quest'ultima diventa il centro principale della dissidenza anche per il malcontento di molti rifugiati dal nord in seguito ad un alluvione. La polizia usa la forza per disperdere i manifestanti impiegando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili. Si contano decine di morti e Human Right Watch riporta l'esistenza di 27 centri di tortura.
- Nell'aprile 2011 il governo sembra concedere qualche riforma e soprattutto ritira dopo 50 anni lo Stato di Emergenza che giustificava l'uso di arresti arbitrari. Allo stesso tempo Assad etichetta l'opposizione come un gruppo armato di terroristi e restringe fortemente l'accesso a internet e ai mezzi di comunicazione.
- Da quando nella primavera 2011 viene dato esplicitamente l'ordine di sparare ai manifestanti, molti soldati di rifiutano di eseguire l'ordine e disertano. Molti di loro vengono giustiziati sommariamente, ma con il progredire della rivolta si registra l'abbandono del esercito regolare anche da parte di ufficiali.
- Molte città vengono assediate dall'esercito. Il 30 giugno scoppia la rivolta ad Aleppo, “il vulcano di Aleppo”. Il 31 luglio il Massacro di Ramadan porta alla morte di più 140 persone e centinaia di feriti.
- A fine luglio 2011 nasce il Free Syrian Army (FSA), composto da ex ufficiali dell'esercito e volontari. Da ottobre 2011 il FSA avrà il sostegno della vicina Turchia
- Sempre nel luglio 2011, Assad destituisce il governatore della provincia di Hama dopo essersi verificate grandi manifestazioni anti-regime e invia truppe armate nella regione.
- A fine agosto 2011 nasce il Syrian National Council (SNC) che dalla Turchia cercherà di organizzare l'opposizione lungo un fronte comune.
- Il 12 novembre 2011 la Lega Araba sospende la Siria che continuerà a rimanerne esclusa dopo il ritiro di una commissione inviata a monitorare le violenze nel gennaio 2012.
- Il 12 aprile 2012, a seguito di un piano di pace di Kofi Annan, il Governo Siriano e il FSA si accordano su un periodo di tregua con la mediazione delle Nazioni Unite. Il patto però non è mantenuto e se ne riportano violazioni da entrambe le parti. Le nazioni Unite si ritirano e Annan rinuncia al suo piano ad inizio Agosto
- Giugno 2012, la protesta contagia Damasco e Aleppo, le due maggiori città che sino ad allora avevano vissuto tranquille e il governo considerava come sue roccaforti.
- Il 22 giugno un aereo militare Turco viene abbattuto sopra le acque territoriali siriane. La Turchia è amareggiata, ma un accidentale invasione dello spazio aereo viene smentita dalle basi Americane.
- 18 luglio 2012, l'attuale e il precedente ministro della Difesa vengono uccisi assieme al cognato del presidente Assad. É la prima volta che vengono colpite cariche così alte del governo.
- Il 19 luglio 2012, Russia e Cina pongono il veto su sanzioni proposte dalle Nazioni Unite. La rete internazionale è divisa sulla questione Siriana.
- Il 3 ottobre 2012 ci sono delle tensioni al confine tra Siria e Turchia presso la città di Akçakale che costano la vita a 5 civili turchi. La Turchia chiama in causa la Nato che condanna l'episodio duramente. In seguito il governo Siriano porgerà le condoglianze al popolo turco.
- Ottobre 2012, il comitato internazionale della Croce Rossa dichiara il conflitto come non-internazionale. Si legge guerra civile.
- A fine ottobre 2012, il governo siriano dichiara di voler rinunciare alle operazioni militari durante la īd al-aḍḥā , "festa del sacrificio" , ma nondimeno si dice pronto a rispondere ad ogni offensiva. La tregua non viene accettata da tutti i gruppi di opposizione e gli scontri continuano.
- A novembre 2012 si intensificano i bombardamenti su Damasco da parte dell’esercito regolare mentre I ribelli ottengono conquiste significative nel nord del Paese. Il fronte dei ribelli sembra potersi unire sotto la nuova Siryan Opposition Coalition.
Tuesday, 20 November 2012
Siria, prima del conflitto
In Siria, dove ancora non è avvenuto nessun rovesciamento di potere, il partito Bat'ha è in forza dal 1963 a seguito di un colpo di stato. Dopo una serie di contrapposizioni interne che portarono alla destituzione in più occasioni dei vertici del partito, il ministro della Difesa Hafez Al-Assad, padre del attuale dittatore, ne divenne presidente nel 1970. Egli seppe ben presto sbarazzarsi di ogni antagonismo interno e a fondare una leadership basata sul culto della personalità. I siriani non ebbero più diritto a normali elezioni e la scelta del presidente poteva avvenire soltanto tramite referendum senza la presenza di altri candidati.
Nel 2000 l'attuale presidente Bashar al-Assad succedette al padre grazie ad un emendamento alla costituzione che abbassò l'età necessaria a ricoprire tale carica da 40 a 34 anni. Malgrado questa forzatura, la successione sollevò molte speranze e con la “Primavera di Damasco” nacquero circoli politici che in breve tempo portarono alla nascita di un vero movimento per la democrazia. Il tutto venne stroncato nell'agosto 2001 quando i leader principali vennero arrestati e imprigionati.
Altri tentativi da parte dell'opposizione di costruire un movimento efficace si dimostrarono troppo deboli rispetto al regime, almeno sino alla già citata Primavera Araba quando la popolazione civile si riversò in piazza con numeri e continuità senza precedenti. A seguito delle proteste Assad fu costretto a fare qualche concessione e nell'aprile 2011 venne finalmente ritirato lo stato di emergenza e a 120.000 curdi fu riconosciuta la cittadinanza. Ma se da un lato il governo accettava qualche richiesta, dall'altro mise in atto un'opera di propaganda mirata a far passare le opposizioni come dei terroristi e ordinò all'esercito di far fuoco sui contestatori.
Da allora si è assistito a una crescente defezione di militari che, unendosi a gruppi di volontari, hanno reso la rivolta sempre più organizzata e armata senza però risolversi in un fronte comune. Almeno sino a inizio novembre 2012, quando la formazione della Syrian Opposition Coalition, legittimata proprio in queste ore dall’Unione Europea, sembra poter unire le forze dei gruppi d’opposizione.
Thursday, 8 November 2012
USA 2012: il voto delle donne e la Planned Parenthood
Il voto delle americane è stato più che mai determinante nelle ultime elezioni per la presidenza USA. Dati alla mano, con il 55% di voti per Obama contro il 43% di Romney tra l’elettorato femminile, lo scarto di 12 punti assume un profondo significato visto l'altissimo afflusso di donne ai seggi elettorali. Margine che cresce vertiginosamente tra le donne non sposate: ben il 38 % in più a favore del presidente rieletto.Verrebbe da dire che a determinare una scelta così decisa tra le donne americane siano state soprattutto le idee su aborto e controllo delle nascite di cui i Repubblicani si fanno portabandiera, ma che anche chi è disposto a credere ciecamente a teorie creazionistiche sembra cominciare a considerare fuori dal tempo. Ciò è probabilmente reso possibile anche per il tatto con cui alcuni esponenti della destra americana sono disposti a discutere di certi argomenti. Il candidato repubblicano al senato dell'Indiana, Richard Murdock, si è spinto a dire in un dibattito televisivo che una gravidanza a seguito di uno stupro è qualcosa che Dio ha voluto succedesse. Frasi su cui lo stesso Mitt Romney si è dovuto dissociare.
Allo stesso tempo, l'aspetto economico non è stato affatto di secondaria importanza. Le donne non sposate infatti, sono molto spesso a capo di nuclei familiari con bambini e anziani a proprio carico, ed è su questo punto che l'argomento politico dei diritti si affianca alla “sopravvivenza”.
Nella sua campagna elettorale Mitt Romney ha detto di volersi sbarazzare della Planned Parenthood, un ente che si occupa della salute sessuale delle donne offrendo servizi medici a prezzi accessibili e assistenza sanitaria pediatrica. Un'istituzione fondamentale al mantenimento delle famiglie sulle spalle di donne sole, soprattutto in tempi di crisi e senza dimenticare che due terzi dei lavoratori al minimo salariale negli Stati Uniti sono appunto di sesso femminile.
Se da un lato le ultime elezioni hanno segnatamente chiarito come certi diritti non siano più negoziabili, e una nuova generazione di donne sembra aver ribadito con convinzione le richieste delle proprie madri, una più accentuata vulnerabilità economica ha accomunato elettrici di tutte le età dando al voto dello scorso 6 novembre la risonanza di un pugno sbattuto sul tavolo.
Thursday, 6 October 2011
Parli come badi!
Riflessione sull'attuale questione della lingua.
Ricordo che qualche mese fa, era un giovedì sera, s'era riusciti come sempre a fatica a vedere 'Annozero' in streaming, cosa che all'estero appunto è possibile solo per vie non propriamente autorizzate. E come spesso accadeva il giovedì sera, dalle casse del computer uscivano le urla gracchianti del sottosegretario Daniela Santanchè, provocandoci tra l'altro un certo disagio (sia per la cattiva qualità del suono, sia un po' anche per la Santanchè in se stessa). La mia coinquilina tedesca che, grazie alle reminiscenze del latino studiato anni fa al Gymnasium, riesce ogni tanto ad individuare qualche parola di casuali conversazioni in italiano, quella sera si trovava con noi e assisteva apparentemente senza interesse alla trasmissione: mi colpì quindi quando ad un tratto mi chiese “Ma perché continua a ripetere la parola verità?” Lì per lì, devo essere sincera, non seppi cosa rispondere; mi resi conto che effettivamente la parola era già stata ripetuta più volte ed io non ne avevo quasi fatto caso. Perché, quindi?
Capita, a volte, di ripetere una parola talmente tanto che ad un certo punto essa si riduce solamente ad una sequenza di suoni e perde via via il suo significato. A me succedeva quando dovevo imparare le coniugazioni dei verbi (e studiando lingue, per questa fase ci sono già passata varie volte...): io bevevo, tu bevevi, egli beveva, noi bevevamo, voi beveva -va -va -ve -...eh?
Il trucco quindi stava funzionando anche quel giovedì sera, a forza di ripeterla la verità era diventata qualcosa di scontato, cui non ci si faceva più caso ma, soprattutto, non era più verità!
Qui si rischia addirittura di cadere nel filosofico, eppure c'è chi si riempie la bocca di queste parole e ce le fa sentire e risentire. Vorrei considerarne un'altra, cui forse qualcuno a questo punto avrà già inevitabilmente pensato: ebbene sì, libertà. In molti hanno provato a spiegare cosa sia, molti hanno lottato e lottano per ottenerla, molti sanno che non ce l'avranno mai, eppure rimane sempre un concetto difficile da definire in maniera univoca. E quindi quando sentiamo parlare di libertà, la domanda dovrebbe sorgere spontanea: ma quale libertà? La libertà del popolo? La libertà che avremo nel futuro? La libertà che sta a sinistra e che sostiene la causa dell'ecologia? Insomma, c'è libertà dappertutto, e abbiamo ancora il coraggio di lamentarci!
E ce ne sono molte altre di queste parole: amore, per esempio, e ovviamente il suo contrario, valori, emergenza, merito, e la lista potrebbe continuare ancora a lungo.
Ci sono poi parole più volgari che entrano a far parte dell'uso comune, proprio perché anche queste vengono riproposte con una tale frequenza che ci si dimentica del loro essere volgari e non ci si preoccupa nemmeno più di tappare le orecchie ai bambini quando queste vengono pronunciate. Di questi tempi poi tali parole escono allo scoperto con molta più assiduità, sarà la crisi che ci rende tutti più nervosi...
Buttandola sul ridere Niccolò proponeva, qualche post fa, il nome per il nuovo partito, facendo riferimento alle intercettazioni del mese scorso in cui il nostro Paese veniva definito di merda, e proprio da chi del Paese dovrebbe prendersi più cura e dare “il buon esempio”. Ebbene, oggi sempre lo stesso soggetto ha proposto un nome migliore.
Se quindi continuiamo a non badare, come invece suggeriva Totò, andrà a finire che questo trucchetto ci lascerà senza parole!
(Per concludere, vi rimando ad un post di qualche tempo fa, dal blog di Maurizio Viroli sul sito del Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/chi-parla-male-pensa-male/153335/)
Sara
(Nota: non me ne voglia la Santanchè, il post ha chiaramente un tono ironico! In ogni caso di fronte ad un'accusa posso sempre difendermi dicendo che “sono stata fraintesa”, pare che la scusa funzioni...)
Wednesday, 7 September 2011
Il nome per il nuovo Partito
Se avessi i media di B., se avessi i soldi di B., gli amici di B., la statura morale di B., gli interessi e, perché no, anche le capacità di B., fonderei un partito: Forza Paese di Merda, che in seguito cambierei, ovviamente, stando attento a non sforzarmi troppo sul predellino, in PdM. Allora sì che sarebbe facile la vita non avendo all’opposizione che puntini di sospensione: Paese Di....
Post-post:
Non ce ne voglia il lettore, se con questo post il blog ha scelto di declinare il suo tono abituale ai tempi odierni; ma chiedo io: come esimersi dal commentare? Certo, si dirà c’è modo e modo, a cui risponderemo, a nostra parziale discolpa, che è voluto il riferimento alla corrente di pensiero, nutrita di menti eccezionali, che vede nell’intestino cieco l’unica via per una trasformazione sostanziale di questo mondo.
A elencare tutte le citazioni illustri si farebbe facilmente nottetempo, perseguendo il vano tentativo di fornirne il giusto compendio, tanto più che queste si spostano in tutte le direzioni, occupando molti dei settori più ambiti dalla sensibilità occidentale.
Citeremmo allora Guido Ceronetti: “se il colon è intasato, l'uomo cessa di essere cogitans”, senza dimenticar di menzionare la controversa opera “Merde d’Artiste” di Piero Manzoni o la legge di conservazione della massa di Antoine Lavoisier: il “nulla si crea e nulla si distrugge” che dal XVIII secolo sottintende una concezione digestiva della materia che ci circonda. Mai e poi mai, tralasceremo il buon Jean-Paul (ah il narciso Jean-Paul!) Sartre, che faceva dire ai suoi rivoluzionari ne “Le Mani Sporche” che per cambiare qualcosa “Il faut mettre les mains dans la merde!”, ovvero il come sia necessario affondarci le mani [nella m. Ndr.]
Si dirà “a noi che ci importa, abbiamo già avuto Mani Pulite” ed è a questo punto che si preferisce rinunciare ad ogni ulteriore tentativo di giustificazione.
Cercheremo di recuperare in fretta,
Niccolò “Pruderie” Doberdob
Tuesday, 19 July 2011
Lo strano privilegio del rischio
Esiste una tendenza tra la gente di potere e in buona parte anche tra chi pensa di detenerne una briciola, che può dare molto a pensare. Si tratta di una particolare inclinazione, diventata lampante nel corso dell’ultima campagna pro-nucleare, all’accettazione del rischio.
Rischio tanto più attraente quando riguardi non una situazione individuale e specifica, ma il destino di una generica collettività e per periodi non determinati, ma che si protraggono indefinitamente nel tempo.
Verrebbe da credere che ciò sia dovuto alla mancata realizzazione delle conseguenze personali, giuridiche e non, nel caso in cui tale rischio diventi un pericolo fondato e, allo stesso momento, all’opportunità di partecipare agli utili qualora si riveli un buon investimento. Troppo lontane nello spazio e nel tempo appaiono gli eventuali danni, benché possano dirsi irreparabili, al punto di arrivare a situazioni paradossali.
Da settimane, ad esempio, in un raggio di oltre 50 Km attorno alla centrale di Fukushima i bambini delle scuole elementari hanno cominciato a perdere sangue dal naso. Disgraziatamente, ciò è dovuto alla notevole esposizione all’irraggiamento che si è propagato dalla centrale che, come già appurato in altri casi, provoca l’abbassamento dei globuli bianchi. Nondimeno, in molti hanno tentato di dare a questo tristissimo evento altre improbabili cause e in numero ancora maggiore sono stati quelli che hanno ignorato questa notizia.
Thursday, 30 June 2011
Intercettazioni - se B. per una volta sbagliasse numero
Sunday, 26 June 2011
Uomini d'Amore - No TAV
Dalla Campania alla Val di Susa, ancora una volta è una lotta in cui siamo tutti coinvolti.La questione ambientale è diventato il luogo di scontro principale di tutte le pulsioni che costituiscono la nostra società e schierarsi dalla parte di una gestione consapevole, illuminata e rispettosa del territorio significa ormai non voler rinunciare completamente alla propria dimensione umana.
Wednesday, 15 June 2011
La società dei Professoroni
Sunday, 5 June 2011
REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011
La Germania è l'economia che permette l'esistenza dell'Unione Europa. Nel 2010, quando tutti gli altri Paesi ancora arrancano, la sua crescita è stata del 3,6%.
Qualche giorno fa, il governo tedesco ha considerato conclusa la sua esperienza nucleare ed entro dieci anni fermerà tutte le sue centrali.
Attualmente soltanto il 17% del fabbisogno energetico tedesco è soddisfatto dall'atomo.
Ha senso che l'Italia vada in direzione completamente opposta e cominci adesso la sua politica energetica nucleare?
Molti obiettano il caso della Francia, che utilizza le sue centrali al 70% ed esporta energia ricavandone profitto. Il punto è che, contrariamente ai tedeschi, i governi francesi sono ricorsi al nucleare come investimento e non solo come fonte di energia. Per tale ragione, se ne sono resi maggiormente dipendenti e la stanno ancora pubblicizzando all'estero. É infatti con Sarko che l'Italia ha in piedi accordi per costruire i suoi eventuali impianti.
C'è ancora chi dice: “sì ma tanto abbiamo centrali nucleari francesi e slovene a due passi dal confine”. Personalmente non vedo il nesso tra questa constatazione e il costruirne 4 in Sardegna (come sarebbe previsto) o mettere a rischio radioattivo anche il sud.
Per fermare ancora una volta il nucleare in Italia, evitare la privatizzazione dell'acqua e fermare il legittimo impedimento, rispondiamo tutti con 4 SI al referendum del 12 e 13 giugno!
IMPEGNIAMOCI TUTTI per il raggiungimento del QUORUM!
Se sei lontano dal tuo seggio È POSSIBILE VOTARE FUORI SEDE, vedi come:
http://iovotofuorisede.altervista.org/blog/?





