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Friday, 25 May 2012

Questo mio sonno.



Questo mio sonno che non si stacca dalla nuca e avvolge come coperta calda le tempie. Coperta che si strugge per me con mille risolini, o alga che m’intrilgia sul fondo della Malacca.

Friday, 16 December 2011

Sindrome da ventunesimo secolo

Cari lettori,
oggi vi propongo una canzone del cantautore francese Georges Brassens; trovo che le sue parole siano – ahimè – molto vere e molto attuali. Non sarà un caso che proprio in questi giorni mi ritorni in mente!
É del 1972 e fa parte dell'album Fernande. Segnalo, per chi volesse approfondire un po' il testo, il sito Analyse Brassens (purtroppo solo in francese).

Buona lettura, buona visione e buon fine settimana!

Sara

Georges Brassens
La Ballade des gens qui son nés quelque part (1972)


C'est vrai qu'ils sont plaisants tous ces petits villages
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Tous ces bourgs, ces hameaux, ces lieux-dits, ces cités
Avec leurs châteaux forts, leurs églises, leurs plages
Ils n'ont qu'un seul point faible et c'est être habités
Et c'est être habités par des gens qui regardent
Le reste avec mépris du haut de leurs remparts
La race des chauvins, des porteurs de cocardes
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Maudits soient ces enfants de leur mère patrie

Empalés une fois pour toutes sur leur clocher
Qui vous montrent leurs tours leurs musées leur mairie
Vous font voir du pays natal jusqu'à loucher
Qu'ils sortent de Paris ou de Rome ou de Sète
Ou du diable vauvert ou bien de Zanzibar
Ou même de Montcuq il s'en flattent mazette
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

Le sable dans lequel douillettes leurs autruches
Enfouissent la tête on trouve pas plus fin
Quand à l'air qu'ils emploient pour gonfler leurs baudruches
Leurs bulles de savon c'est du souffle divin
Et petit à petit les voilà qui se montent
Le cou jusqu'à penser que le crottin fait par
Leurs chevaux même en bois rend jaloux tout le monde
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

C'est pas un lieu commun celui de leur connaissance
Ils plaignent de tout cur les petits malchanceux
Les petits maladroits qui n'eurent pas la présence
La présence d'esprit de voir le jour chez eux
Quand sonne le tocsin sur leur bonheur précaire
Contre les étrangers tous plus ou moins barbares
Ils sortent de leur trou pour mourir à la guerre
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

Mon dieu qu'il ferait bon sur la terre des hommes
Si on y rencontrait cette race incongrue
Cette race importune et qui partout foisonne
La race des gens du terroir des gens du cru
Que la vie serait belle en toutes circonstances
Si vous n'aviez tiré du néant tous ces jobards
Preuve peut-être bien de votre inexistence
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part



La ballata di quelli nati in qualche posto
(traduzione di Mario Mascioli e Nanni Svampa)

Sono davvero ameni tutti questi piccoli paesi,
tutti questi borghi, queste frazioni, queste località, queste città vecchie
con le loro roccaforti, le loro chiese, le loro spiagge;
hanno un solo punto debole, e cioè quello di essere abitati
e cioè di essere abitati da gente che guarda
tutto il resto con disprezzo dall'alto dei loro bastioni:
la razza degli sciovinisti, dei portatori di coccarde,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Siano maledetti questi figli della loro madrepatria,
impalati una volta per sempre sul loro campanile,
quelli che vi mostrano le loro torri, i loro musei, il loro municipio
vi fanno vedere il paese natio fino a farvi divenire strabici.
Che vengano da Parigi, da Roma o da Sète,
o da casa del diavolo oppure da Zanzibar,
o anche da Montcuq, se ne vantano, caspita,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Non c'è niente di più fine della sabbia
sotto la quale delicatamente i loro struzzi nascondono la testa.
Quanto all'aria che usano per gonfiare i loro palloni,
le loro bolle di sapone, è afflato divino.
E, piano piano, ecco che si montano
la testa fino a pensare che lo sterco fatto
dai loro cavalli, anche quelli di legno, susciti l'invidia di tutti,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Non è un luogo comune quello della loro nascita,
compatiscono con tutto il cuore i poveri disgraziati
i piccoli fessacchiotti che non ebbero la presenza,
la presenza di spirito di venire alla luce nel loro paese.
Quando suonano le campane a martello sulla loro precaria felicità,
per combattere gli stranieri, tutti più o meno barbari,
escono dal loro buco e vanno a morire in guerra,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Mio Dio, come si starebbe bene sulla terra degli uomini
se non vi si incontrasse questa razza di scorretti,
questa razza molesta e che abbonda dappertutto:
la razza della gente del suo paese d'origine, della gente del posto.
Come sarebbe bella la vita in ogni momento
se tu non avessi tratto dal nulla questi balordi,
che sono la prova, forse, della tua inesistenza:
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.


Thursday, 6 October 2011

Parli come badi!

Riflessione sull'attuale questione della lingua.


Ricordo che qualche mese fa, era un giovedì sera, s'era riusciti come sempre a fatica a vedere 'Annozero' in streaming, cosa che all'estero appunto è possibile solo per vie non propriamente autorizzate. E come spesso accadeva il giovedì sera, dalle casse del computer uscivano le urla gracchianti del sottosegretario Daniela Santanchè, provocandoci tra l'altro un certo disagio (sia per la cattiva qualità del suono, sia un po' anche per la Santanchè in se stessa). La mia coinquilina tedesca che, grazie alle reminiscenze del latino studiato anni fa al Gymnasium, riesce ogni tanto ad individuare qualche parola di casuali conversazioni in italiano, quella sera si trovava con noi e assisteva apparentemente senza interesse alla trasmissione: mi colpì quindi quando ad un tratto mi chiese “Ma perché continua a ripetere la parola verità?” Lì per lì, devo essere sincera, non seppi cosa rispondere; mi resi conto che effettivamente la parola era già stata ripetuta più volte ed io non ne avevo quasi fatto caso. Perché, quindi?

Capita, a volte, di ripetere una parola talmente tanto che ad un certo punto essa si riduce solamente ad una sequenza di suoni e perde via via il suo significato. A me succedeva quando dovevo imparare le coniugazioni dei verbi (e studiando lingue, per questa fase ci sono già passata varie volte...): io bevevo, tu bevevi, egli beveva, noi bevevamo, voi beveva -va -va -ve -...eh?

Il trucco quindi stava funzionando anche quel giovedì sera, a forza di ripeterla la verità era diventata qualcosa di scontato, cui non ci si faceva più caso ma, soprattutto, non era più verità!

Qui si rischia addirittura di cadere nel filosofico, eppure c'è chi si riempie la bocca di queste parole e ce le fa sentire e risentire. Vorrei considerarne un'altra, cui forse qualcuno a questo punto avrà già inevitabilmente pensato: ebbene sì, libertà. In molti hanno provato a spiegare cosa sia, molti hanno lottato e lottano per ottenerla, molti sanno che non ce l'avranno mai, eppure rimane sempre un concetto difficile da definire in maniera univoca. E quindi quando sentiamo parlare di libertà, la domanda dovrebbe sorgere spontanea: ma quale libertà? La libertà del popolo? La libertà che avremo nel futuro? La libertà che sta a sinistra e che sostiene la causa dell'ecologia? Insomma, c'è libertà dappertutto, e abbiamo ancora il coraggio di lamentarci!

E ce ne sono molte altre di queste parole: amore, per esempio, e ovviamente il suo contrario, valori, emergenza, merito, e la lista potrebbe continuare ancora a lungo.

Ci sono poi parole più volgari che entrano a far parte dell'uso comune, proprio perché anche queste vengono riproposte con una tale frequenza che ci si dimentica del loro essere volgari e non ci si preoccupa nemmeno più di tappare le orecchie ai bambini quando queste vengono pronunciate. Di questi tempi poi tali parole escono allo scoperto con molta più assiduità, sarà la crisi che ci rende tutti più nervosi...

Buttandola sul ridere Niccolò proponeva, qualche post fa, il nome per il nuovo partito, facendo riferimento alle intercettazioni del mese scorso in cui il nostro Paese veniva definito di merda, e proprio da chi del Paese dovrebbe prendersi più cura e dare “il buon esempio”. Ebbene, oggi sempre lo stesso soggetto ha proposto un nome migliore.

Se quindi continuiamo a non badare, come invece suggeriva Totò, andrà a finire che questo trucchetto ci lascerà senza parole!

(Per concludere, vi rimando ad un post di qualche tempo fa, dal blog di Maurizio Viroli sul sito del Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/chi-parla-male-pensa-male/153335/)


Sara


(Nota: non me ne voglia la Santanchè, il post ha chiaramente un tono ironico! In ogni caso di fronte ad un'accusa posso sempre difendermi dicendo che “sono stata fraintesa”, pare che la scusa funzioni...)