Thursday, 30 June 2011

Mezzi di comunicazione

Faites de la musique! è lo slogan della Festa della Musica che ha luogo ogni anno in gran parte d'Europa e non solo. L'idea venne concepita nel 1976 dal musicista americano Joel Cohen, che all'epoca lavorava per la stazione radio francese France Musique. Un'idea che divenne realtà il 21 giugno 1982 per volontà dell'allora ministro della cultura francese Jack Lang.
Lo slogan gioca sull'assonanza tra Faites de la musique, fate musica, e Fête de la musique, festa della musica, ed esprime lo spirito di questa iniziativa: si tratta infatti di una serata in cui tutti, amatori e professionisti, hanno la possibilità di celebrare la musica esibendosi per le strade delle città in concerti rigorosamente gratuiti ed aperti a tutti.
Anche l'università di Göttingen, dove sto portando a termine il mio Master, da tre anni organizza una Fête de la musique, alla quale quest'anno presi parte anch'io, come membro del Coro Ibérico (e non certo in qualità di professionista...).
Ma non è di questo che voglio parlare.
Bensì del Preludio in Mi minore di Chopin (per gli amanti del genere, si tratta dell' Op. 28, n. 4). Tra le varie esibizioni infatti, una ragazza suonò proprio quest'opera. Sebbene non sapessi di che si trattasse prima di leggerlo sul programma, è un brano abbastanza conosciuto.
Ero sicura di averlo già sentito in un'occasione ben precisa e non ci volle molto perché mi ricordassi della circostanza in cui per la prima volta avevo ASCOLTATO e non semplicemente sentito questo Preludio.
L'anno scorso mi capitò di guardare alcune delle conferenze TED; si tengono annualmente in California e vi prendono parte personaggi più o meno famosi che presentano le loro ideas worth spreading, idee degne di essere diffuse, toccando i più diversi argomenti.
Quella che mi ritornò alla memoria qualche giorno fa è la conferenza tenuta dal direttore della Boston Philarmonic Orchestra Benjamin Zander, su musica e passione.
Il video parla da sé. Buona visione!

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(Chi volesse vederlo con i sottotitoli, vada a questo link http://www.ted.com/talks/benjamin_zander_on_music_and_passion.html; basta selezionarli dal menu in basso a sinistra, dove compare la scritta Subtitles Available in: scegliendo la lingua che si preferisce)


Sara

fallire d'inconsapevolezza

Quante cose, anche comuni, non so fare. Guidare una moto, riconoscere piante ed animali, qualche nozione di meccanica ed agraria, cucire Tante cose che permettono di vivere la vita con più consapevolezza ed autonomia.
Prendi il cucinare, che ti permette di avere un controllo su ciò che mangi che diamo per scontato, ma che in realtà non abbiamo Quante volte sono i surgelati l'unica via per cambiare la nostra monotona dieta, o scatolette piene di conservanti di cibi precotti che ci privano della gioia di fare con le nostre mani e ci regalano tempo da sprecare davanti a un computer o alla televisione, perché questo è l'uso che ne facciamo.
Odiosa la dipendenza da altre cose/persone. E la disponibiità di denaro è soltanto un'illusione di indipendenza, ma è anzi un vincolo ancora più stretto all'altro, che ci tiene in pugno con la sua conoscenza.

Lo scopo dell'esistenza è la conoscenza, ma solo in un'ottica di consapevolezza, o autocoscienza. Imparare a muoversi camminando permette un ritorno, un nuovo ridimensionalmento de'uomo che torna a rapportarsi con il sistema mondo in maniera umile dopo aver capito quali siano effettivamente le sue dimensioni paragonato all'immensa Terra.
Muoversi con le proprie forze è la propria intelligenza rende liberi. Invece, se l'uomo medievale aveva l'umiltà di autodefinirsi "un nano sulle spalle dei giganti", in un contesto comunque paragonabile dal punto di vista meramente numerico della popolazione, ora l'uomo moderno è un insetto. Questo perché dimostra un'ignoranza di sé e del mondo che tracima nella stupidità. Ammessa, e non concessa, un'istruzione perseguita in maniera decente, questa stessa istruzione non è che la punta dell'iceberg dell'intero scibile umano, un'acquisizione superficiale a cui mancano effettivamente le basi per una consapevolezza almeno sufficiente dell'argomento trattato, e quindi gli strumenti per una discussione costruttiva.
Nonostante un livello culturale indubbiamente più alto rispetto ai secoli precedenti, l'uomo moderno è un fallimento in corrispondenza delle sue potenzialità: le possibilià di scoprire ed assimilare, ma anche di rifiutare, dopo un'attenta disanima personale, che si sono infinitamente moltiplicate grazie alle rivoluzioni teconologiche condotte da persone che hanno invece applicato quella loro consapevolezza del mondo (magari l'unico barlume che avevano, senza essere dei geni assoluti e a tuttotondo alle Leonardo), queste possibilità per ognuno di noi in un rapporto fra occasioni colte e perdute, assumono un valore profondamente inferiore a uno. E a sommarsi al fallimento del singolo c'è l''incapacità dell'intero genere, in quanto il numero di perone illuminate dalla cosapevolezza del proprio essere nel mondo non è aumentato in maniera proporzionale alla popolazione né all'accesso della cultura.

Intercettazioni - se B. per una volta sbagliasse numero

Giuseppe K., persona relativamente normale: pronto?
B.: … seni enormi… glutei brazileiri… bocche rubbyzze.. 
Giuseppe K.: scusi?
B.: … perché io faccio così … tu fai lì… loro maneggiano di là..
Giuseppe K.: come?
B.: … perché poi ci sarebbe questo vero problema delle intercettazioni…
Giuseppe K., col tono di chi non vuole perdere un'occasione: ... e no, il vero problema sei tu!

La chiamata si conclude con un battibecco.
Trascorso qualche minuto però, il telefono suona nuovamente. É l’altro B.

Altro B.: ei ragazzo, però è vero che molte intercettazioni non bisognava farle uscire.
Giuseppe K.: e tu che cosa vuoi?

Sunday, 26 June 2011

Uomini d'Amore - No TAV

Dalla Campania alla Val di Susa, ancora una volta è una lotta in cui siamo tutti coinvolti.
La questione ambientale è diventato il luogo di scontro principale di tutte le pulsioni che costituiscono la nostra società e schierarsi dalla parte di una gestione consapevole, illuminata e rispettosa del territorio significa ormai non voler rinunciare completamente alla propria dimensione umana.

Ancora una volta è stato dato un senso al poter sanguinare e ancora una volta gli speculatori dormiranno tranquilli o tutt’al più verranno svegliati nella notte da una telefonata che provocherà loro il riso. Questo infatti è ciò che succede nel Paese in cui le prime case a crollare sono le Case degli Studenti, costruite con la sabbia di fiumi che non arrivano più al mare.

Se ci fosse ancora bisogno di smascherare la Tav come un progetto semplicemente assurdo, il blog rimanda all’articolo di Luca Mercalli apparso sul Fatto Quotidiano il 18 giugno e alla lettera a Fassino di una nonna valsusina pubblicata sul blog di Beppe Grillo, in cui ancora una volta i politici di destra e sinistra dimostrano di essere la carcassa dello stesso vuoto.

Ancora una volta uno sfregio al territorio italiano sarebbe una cicatrice sul volto di ciascuno di noi che, in un modo o nell’altro, avremmo potuto opporci.
Nicc.Dob.

Monday, 20 June 2011

Il Naufrago e lo Stoccafisso

Storia della scoperta del baccalà

Nei pressi di Trollfjørd 
( Nicc. Dob.'s ph. )

La caracca veneziana di Pietro Querini disperse il suo carico di ottocento botti di Malvasia in un punto non precisato al largo delle coste di Francia e Irlanda nel lontano dicembre del 1431.
La nave disalberata dalle frequenti tempeste era stata resa del tutto ingovernabile e il suo equipaggio scelse di abbandonarla su due imbarcazioni di emergenza, una lancia su cui si imbarcarono in 47, tra cui i tre ufficiali, e uno schifo su cui andarono altri 18 membri, ma di cui non si ebbe più notizia.
La scialuppa venne trasportata dalle correnti sino ad un'isola deserta dell'arcipelago norvegese delle Lofoten, ben oltre il circolo polare artico, con 16 marinai superstiti. Per riscaldarsi i naufraghi accesero dei fuochi che resero nota la loro presenza agli abitanti della vicina isola di Røst che li andarono a soccorrere.
Finalmente la sorte sorrise ai marinai veneziani e quelli trascorsi a Røst, furono per loro quattro mesi di lieto isolamento in cui vennero rifocillati e onorati dall'ospitalità di quelle genti nordiche, che scaturì in loro il più alto grado di sorpresa: 

« Questi di detti scogli sono uomini purissimi e di bello aspetto, e cosí le donne sue, e tanta è la loro semplicità che non curano di chiuder alcuna sua roba, né ancor delle donne loro hanno riguardo: e questo chiaramente comprendemmo perché nelle camere medeme dove dormivano mariti e moglie e le loro figliuole alloggiavamo ancora noi, e nel conspetto nostro nudissime si spogliavano quando volevano andar in letto; e avendo per costume di stufarsi il giovedí, si spogliavano a casa e nudissime per il trar d'un balestro andavano a trovar la stufa, mescolandosi con gl'uomini (...). »

(Pietro Querini, relazione per il Senato)