Thursday, 24 November 2011

La realtà entro quattro mura

Dallo scenario presentato nel post "Cose dell'altro mondo" vorrei fare un passo avanti nel tempo e risalire alle origini del teatro moderno.

Per ripercorrere le tracce del teatro medievale si era dapprima entrati nelle chiese, quindi usciti sulle strade, ed infine nelle piazze di tutta Italia.

Ora, se per il teatro medievale esistono poche e non sempre certe testimonianze, le origini della messa in scena moderna si possono invece collocare precisamente nel tempo e nello spazio. Tra il 1580 e il 1585 a Vicenza Andrea Palladio progettò ed iniziò a lavorare al celebre Teatro Olimpico, il primo teatro stabile a livello europeo. Il teatro moderno, come lo concepiamo ancora oggi, è quindi frutto di un Rinascimento ormai maturo.

Quella rinascimentale è una nuova concezione del mondo basata sull’importanza della dimensione terrena, focalizzata sull’ordine razionale che determina tutte le cose in natura e sul rapporto dell’uomo con essa. Mi piace considerare, come esempio di tale nuovo approccio alla realtà, l’affresco di Raffaello raffigurante La scuola di Atene (1510) nel quale i più grandi pensatori dell’antichità sono rappresentati all’interno di uno spazio architettonico di gusto classico, dominato da pilastri ed archi a tutto sesto e l’uso della prospettiva dona un senso di armonia e perfezione.

Per quanto riguarda il teatro, gli sviluppi più significativi di questo periodo sono determinati principalmente dal ritrovamento di alcuni testi antichi (la Poetica di Aristotele, ma anche il trattato De Architectura di Vitruvio, risalente al 25 a.C.) e, appunto, dalla scoperta della prospettiva, una delle maggiori conquiste rinascimentali.

Dalle piazze, i teatri si erano pian piano spostati nelle corti dei grandi signori, divenendo così molto più esclusivi. Il Teatro Olimpico rappresenta una svolta. Costruito su modello degli antichi teatri romani, esso può ospitare quasi 400 spettatori e, ai gradoni posti a semicerchio attorno al palco, offre altrettanti punti di vista: non si tratta infatti di un teatro di corte in cui l’unica prospettiva che conta è quella del re che siede di fronte alla scena, ma bensì di un teatro pubblico. La costruzione venne commissionata al Palladio dall'Accademia Olimpica di Vicenza, una compagnia (un club, se si vuole) di letterati, i cui membri si trovano tutti allo stesso livello sociale.

Come nei teatri antichi romani, dunque, il proscenio è suddiviso in tre parti, un’ampia apertura centrale e due minori laterali: questi passaggi si aprono sui fondali ed accompagnano l’occhio dello spettatore per le “sette vie di Tebe”, grazie ad uno straordinario effetto prospettico. In occasione della rappresentazione inaugurale, l’Edipo Re di Sofocle, venne rappresentata sullo sfondo la città di Tebe, ma di fatto ciò che si vede è una sorta di città ideale.
Negli anni successivi vennero costruiti altri teatri stabili e vennero introdotte numerose innovazioni di carattere tecnico ed architettonico che contribuirono a rendere la messa in scena sempre più spettacolare e verosimile, andando a definire sempre più la tipologia di teatro come lo si conosce oggi. Quinte rotanti e quinte scorrevoli, macchine e macchinari per far scendere gli attori dall'alto e creare nuovi effetti di movimento, innovative tecniche d'illuminazione per il palco e per la sala. Successivamente venne introdotto l'arco scenico, che ancora oggi costituisce un elemento necessario in ogni teatro stabile, e che rappresenta una vera e propria cornice che delimita la scena, dando una maggiore illusione teatrale. Tutti questi elementi dovevano contribuire alla creazione di uno spettacolo verosimile, una imitazione della realtà.

Una delle grandi novità di questa nuova concezione del teatro è che esso viene concepito come un luogo non più esclusivo. In questo modo sostituisce in un certo senso la funzione che svolgeva la piazza nel teatro medievale; inoltre, la costruzione di teatri chiusi rappresenta anche una misura di controllo delle manifestazioni pubbliche, molto frequenti nelle epoche precedenti.

Il genio rinascimentale ha quindi dato vita ad un nuovo teatro, capace di riprodurre la realtà in maniera sempre più fedele e, quasi in tutto, uguale a quello contemporaneo. Tuttavia, in questo processo di rinnovamento, si è andata sempre più perdendo la dimensione di un teatro spontaneo ed immediato, del quale anche il pubblico può diventare parte attiva; non è un caso infatti che il concetto di “quarta parete” risalga proprio alla concezione contemporanea del teatro.

Nonostante ciò, c'è qualcosa che la rappresentazione teatrale in sé non perderà mai, ovvero il suo carattere di unicità.

A Niccolò e a me è capitato, qualche mese fa, di trascorrere qualche ora di un viaggio da Göttingen a Udine con un attore tedesco, Dieter Rupp. “Il monologo dell'Amleto” - sosteneva - “è sempre lo stesso, non c'è dubbio, ma ogni volta che viene recitato lo spettatore assiste ad una reinterpretazione di Shakespeare irripetibile, che è allo stesso modo, un'esperienza unica per l'attore.”



Sara