Saturday, 12 November 2011

Ritorno alla giungla e riti d'iniziazione

La lettera di Bebette


Questa è la lettera di cui vi parlavo in Colline tonde e colline coniche, un breve scritto che delinea la storia di René Jean-Jérôme, la cui curiosità verso l' altrove lo portò ad esplorare in lungo e in largo il Vecchio Continente. Bernadette ebbe modo di conoscerlo durante una vacanza in Sud America.

Paul Klee. Paesaggio con uccelli gialli, 1923.
‹‹ È proprio una storia autentica quella di René Jean-Jérôme. Come vedi m'è tornato alla mente il suo nome. Nello specifico René è il nome e Jean-Jérôme il cognome. Che strana idea imporre nomi e cognomi d'esportazione ai colonizzati! Sono sicura che i loro nomi originari dovevano essere migliori, più vicini al loro contesto.

René era curiosissimo di tutto ciò che riguardava la natura, ci aveva detto di possedere molti Cd su ogni sorta di soggetto in merito e per approfittarne aspettava solo che installassero l'elettricità al suo villaggio. Così, quando tu mi hai ricordato la sua esistenza, mi sono immaginata che doveva per forza essere da qualche parte su internet dopo tutti questi anni. E l'ho trovato! È la sola guida nativa tra quelle impiegate alla GGC, la compagnia delle guide turistiche della Guiana.

Ed ebbi molta fortuna a incontrarlo perché all'inizio del soggiorno, il gruppo si divise in due. Una parte venne presa da un francese.. mentre io, ho avuto René.

René ha vissuto praticamente nudo nella giungla sino ai dodici anni. Un giorno però gli fu detto : “Tu sei francese e i francesi devono andare a scuola, che cosa vuoi imparare?”. Scelse allora di apprendere i mestieri del legno: falegname o mobiliere, non so più, sta di fatto che questo l'ha allontanato dal suo villaggio. Ma siccome era un ragazzino molto sveglio e curioso, fece in fretta ad imparare, oltre a comprendere che vivere nella giungla era come vivere ripiegati su se stessi. Il mondo era grande, vi erano molte cose interessanti e invenzioni incredibili da scoprire! Così quando un giorno gli venne nuovamente detto: “Tu sei francese e i francesi fanno il servizio militare. Tu dove lo vuoi fare, in Guiana o in Francia?”, non esitò un momento a partire per la Francia che, ad ogni congedo, visitò in lungo e in largo a piedi nudi (dato che non sopporta le scarpe, indossate allora solo per fare piacere ai militari....).

Ritornato in Guiana trovò lavoro al cantiere “Ariane” dove guidava delle macchine enormi che schiacciavano la giungla per impiantarvi del cemento!!! Ma ancora una volta gli venne fatta una proposta irresistibile: “Se vuoi , puoi farti una formazione per guidare delle macchine ancora più grosse, ma bisogna andare in Europa” .... .....Rieccolo quindi percorrere l'Europa a piedi nudi e in seguito, forte della formazione acquisita, rimettersi a guidare le grandi macchine che permettono ai grandi razzi di spiccare il volo (i razzi che vanno nello spazio, ndt).

Un altro giorno ancora, fu il suo capo ad interpellarlo personalmente “Dì, ho degli europei che vorrebbero vedere la giungla, tu la conosci, no? Li potresti portare?”... . Beh, certo che la conosceva! E sicuro che ce li poteva portare! E nella giungla lui li conduce ancora adesso... ed è stato in questo modo che anche lui ci ha fatto ritorno.

Ma il capitolo che ti interessa forse di più è quello che riguarda i riti d'iniziazione.

Si tratta di far smarrire i partecipanti nella giungla dopo avergli fatto prendere una droga affinché non sappiano più dove li si sta portando, dovendo poi essi ritrovare la via del villaggio solo dopo aver catturato una preda da condividere con il resto della tribù. René l'ha fatto all'età di dieci anni, se ricordo bene, ed era riuscito a cacciare un pecari, una specie di maiale selvatico. Gli servirono tre giorni per ritrovare il villaggio e altri due per cacciare. Yes! Ma t'immagini quel che succederebbe se lo si facesse da noi.. già quando il ragazzino ritorna un po' più tardi da scuola si scatena il panico!!! E lui 5 giorni!.. .. .... Anche se è vero che detta così fa un po' paura.

Nella loro cultura ogni bambino è tutelato da un adulto che gli insegna tutto ciò di cui ha bisogno per vivere nella giungla... come nutrirsi, cacciare, pescare, ripararsi, curarsi, fabbricare degli utensili... ... ... ciascuno con il suo professore esclusivo. Ed è questo suo tutore che decide quando il bambino dovrà affrontare l'iniziazione, se lo reputa maturo abbastanza per l'esperienza. Non è dunque una questione d'età, ma di maturità.

Fu per questa ragione che il suo fratellino affrontò il rito a soli a otto anni! E non è certo una cosa da tutti! Dopo più di due settimane d'assenza, non vedendolo tornare, la tribù decise di iniziare le ricerche l'indomani al levar del sole, proprio nel momento in cui il piccolo ricomparve.

Aveva con sé una preda piccina piccina da spartire e, anche se alla fine ce l'aveva fatta a ritrovare il villaggio, era in un brutto stato, fisico e psichico. Ma essendoci riuscito, ebbe diritto, come tutti coloro che portano a successo tale prova, ad avere un'abitazione tutta per sé.

Ed io che sono andata sino là per scoprire come e perché la gente vive nella giungla, con René sono stata proprio ben servita! ››

                                                                                                          Bernadette


Giunti alla fine della lettera, devo confessarvi che René Jean-Jérôme, non è il vero nome di René, ma solo uno di mia invenzione che lo potrebbe ricordare. Questo perché non vorrei urtare la sua sensibilità nel caso si scoprisse citato più volte in un articolo che tratta la sua vita in un'altra lingua, pubblicato da qualcuno che non l'ha mai incontrato di persona. Sapete, capita a tutti ogni tanto di cercare il proprio nome su Google.. Visto però che su internet René lo si trova già, cercherò di contattarlo, se non altro perché mi piacerebbe conoscerlo.

Inoltre, nella mia traduzione, ammetto di aver modificato leggermente il ritmo di certi passaggi, pur cercando di mantenere l'immediatezza propria dell'intero racconto. Questione di gusto personale, per una sua resa più efficiente nella nostra lingua.

Ad ogni modo di seguito trovate l'originale della lettera, in francese.


                                                                                                         Niccolò Doberdob

La lettre de Bebette.


C’est une bonne histoire vraie celle de René Jean-Jérôme. Comme tu vois, j’ai même retrouvé son nom. René est le prénom et Jean-Jérôme le nom. Quelle drôle d’idée d’imposer des noms et des prénoms d’exportation aux colonisés ! , je suis sûre que leurs vrais noms devaient être mieux, plus proches de leur milieu.

Il était très curieux de tout ce qui parlait de la nature, il nous avait dit posséder beaucoup de Cd sur toutes sorte de sujet, il attendait pour en profiter que l’électricité soit installée au village ! Alors quand tu m’as rappelé son existence, je me suis imaginée, qu’il devait forcément être quelque part sur internet après toutes ses années. Et il y est ! Il est le seul guide natif parmi les guides employé à la GGC, la compagnie des guides de Guyane.

Et j’ai eu beaucoup de chance car au début du séjour, on a coupé le groupe en deux. Un groupe à été pris par français un passionné de nature et moi, j’ai eu René … … …

René a vécu pratiquement nu jusqu'à ses douze ans dans la jungle. Un jour, on lui a dit : «tu es français et les français doivent aller à l’école, que veux-tu apprendre ? ». Et il a choisi les métiers du bois ; menuisier ou charpentier, je ne sais plus, mais ça l’a sorti de son village. Et comme c’était un garçon très curieux et éveillé, il a très vite appris. Il a aussi appris que vivre dans la jungle, c’était vivre replié sur sois même ; le monde était grand, il y avait beaucoup de chose intéressante et d’invention incroyable à découvrir ! Et quand un jour on lui a dit « Tu es français et les français font leur service militaire où veux-tu le faire, en Guyane ou en France ? ». Il n’a pas hésité et c’est ainsi qu’il est parti pour la France et qu’il l’a visitée, à chaque congé, à pieds nu (car il ne supporte pas les chaussures, il ne les mettait que pour faire plaisir aux militaires …) ; de retour au pays, il a trouvé du travail sur le chantier « Ariane ». Il conduisait d’énormes machines qui écrasent la jungle pour y installer du béton !!! Et encore fois on lui fait une proposition irrésistible : « si tu veux, tu peux faire une formation pour conduire de plus grosses machines, mais il faut aller en Europe» … … … Et le voici parcourant l’Europe à pieds nus. Puis, fort de son savoir, il se remet à conduire des grosses machine pour aider les grosses fusées à s’envoler. Un jour c’est son patron qui l’interpelle : « dis, j’ai des européens qui voudrait voir la jungle, tu connais bien non ? Tu pourrais les y emmener ? » … … … Ben oui, qu’il connaissait ! Ben oui qu’il pouvait les y emmener ! Et il les emmène toujours … c’est comme ça qu’il est revenu dans la jungle.

Mais le chapitre qui t’intéresse peut-être le plus est celui du rite d’initiation.

Il s’agit de perdre les participants dans la jungle après leur avoir fait prendre une drogue afin qu’ils ne sachent pas où on les conduit et ils doivent retrouver le village et ramener quelque chose qu’ils ont chassé pour le partager avec la tribu. René l’a fait à l’âge de dix ans, si je me rappelle bien, et il avait ramené un pécari (cochon sauvage). Il lui avait fallu trois jours pour retrouver le village ensuite, il s’était mis en chasse. Yes ! t’imagine ce que ça donnerait chez nous, déjà quand le gosse rentre un peu en retard de l’école c’est la panique !!! Alors 5 jours ! … … …. C’est vrais que dit comme ça c’est un peu effrayant.

Dans leur culture chaque enfant est parrainer par un adulte qui va lui apprendre tout ce dont il a besoin pour vivre dans la jungle … comment se nourrir, chasser, pêcher, s’abriter, se soigner, confectionner des outils ... … … et ça chacun avec son professeur attitré. Et c’est le parrain qui décide quand l’enfant passera l’initiation selon qu’il le sait mûr ou non pour l’expérience. Ce n’est donc pas une question d’âge mais de maturité. C’est ainsi que son jeune frère l’a passée à huit ans ! Et là, ça n’a pas été évident. Après plus de deux semaines d’absence, ne le voyant toujours pas revenir, la tribu à décider de se mettre à sa recherche dès le lendemain au lever du soleil et c’est à ce moment que le petit est rentré. Il avait une toute petite proie à partager et il avait fini par retrouver le village, mais il était dans un sale état, physique et psychique. Mais comme il avait réussi, il a eu droit comme tous ceux qui réussissent, à avoir sa maison personnelle !

Moi qui étais allée jusque là pour découvrir pourquoi et comment les gens vivaient dans la jungle, avec René j’ai été très bien servie !

                                                                                                        Bernadette


A la fin de cette lettre je dois vous avouer que René Jean-Jérôme n'est pas son vrai nom, mais un nom que j'ai inventé pour ne pas risquer de heurter sa sensibilité..ça se passe de taper son propre nom sur Google. En tous cas, comme il est déjà présent sur le réseau, je chercherai de le contacter pour lui demander sa permission ou, tout simplement, parce-que j'aimerais bien le connaître.


                                                                                                        Niccolò Doberdob