Wednesday, 5 February 2014

Toni Bruna, Formigole.


"Percorso artistico? Mi cominceria col dir che no son un artista... diria percorso creativo... xè comincià da subito, da quando che go memoria”

[Percorso artistico? Comincerei col dire che non sono un artista... direi percorso creativo... è cominciato da subito, da quando ho memoria]


Toni Bruna non sembra amare le definizioni né le etichette: artista, poeta, cantante, cantautore dialettale.
Gli strumenti di cui si serve per le sue creazioni musicali devono senza dubbio molto alla sua città d'origine, Trieste, stretta fra il carso ed il mare. Nell'album Formigole (2011) si trovano infatti storie, impressioni, volti, luoghi ben precisi ed angoli dimenticati della città, ma vi giocano un ruolo centrale anche la forza degli elementi naturali, il fascino del mare, la concretezza della terra.
E così come la realtà urbana si fonde con quella rurale, nei testi delle sue canzoni convivono elementi spirituali con elementi decisamente terreni. Ne risultano immagini dai contorni forse non sempre definiti, ma con una decisa carica espressiva.
Tesounasanta è a mio avviso uno dei migliori esempi.

tesounasanta
te ardi come el Monte Grisa
te vedo in testa
un'aureola de neon
o me confondo
cola plafoniera
dela cusina

[seiunasanta
ardi come il Monte Grisa*
ti vedo in testa
un'aureola di neon
o mi confondo
con la plafoniera
della cucina]


Anche la dimensione naturale è, quindi, di centrale importanza per Toni Bruna. Una dimensione basata su elementi semplici, ma essenziali, con cui spesso è necessario confrontarsi per poter vedere con occhi diversi la complessità del quotidiano. Le formiche, o formigole, che danno il titolo all'album, costituiscono per il cantautore un valido metro di paragone...


e le formigole
le sburta avanti e indrio le fregole
co le antene le se stuziga
qualche volte le se piziga
ma po' le se vol ben

e noi altri
restemo solo tra de noi, noi altri
qualche volte se misiemo
con quei altri de là
po' se demo pa'l muso
e restemo incazzai
sì, e restemo incazzai.

 [e le formiche
spingono avanti e indietro le briciole
con le antenne si stuzzicano
qualche volta si pizzicano
ma poi si vogliono bene

e noi
restiamo solo tra di noi, noi
qualche volta ci immischiamo
con quelli dall'altra parte
poi ci meniamo
e rimaniamo incazzati
sì, rimaniamo incazzati.]

Toni Bruna si affida alle sonorità di quella che per lui è “l'unica lingua possibile”, ovvero il dialetto triestino, che non costringe il processo creativo entro i limiti e le restrizioni di una lingua che non sia quella “madre”. Anche nella scelta del mezzo di espressione, infatti, Toni Bruna prende le distanze da categorie prestabilite: 

“no me piasi sta roba delle definizioni: el dialeto, la lingua (…) me piasi più l'idea che la lingua xè una roba che nassi spontaneamente, per la necessità che ga la gente de comunicar (…) no xè che te metterà 'desso la lingua in scatola, no? No te pol, la lingua xè viva e te devi accettar che xè cusì”
[Non mi piace questa cosa delle definizioni: il dialetto, la lingua (…) Mi piace più l'idea che la lingua sia qualcosa che nasce spontaneamente, dalla necessità che ha la gente di comunicare (…) Ora, non è che si possa mettere la lingua in scatola, no? Non si può, la lingua è viva e bisogna accettare che è così]

Copertina dell´album Formigole
(www.tonibruna.com)

Toni Bruna in rete:


Buon ascolto!
Sara









*Monte a nord della città di Trieste, sul quale si trova un santuario dedicato alla Madonna, noto per la sua inconfondibile forma che dovrebbe idealmente evocare la lettera “M”.