Thursday, 8 March 2012

Le ragioni dei pesci volanti



La nave procedeva verso Manila e il mare brillava sotto il sole caldo che faceva splendere le onde  come tanti specchietti. Non si vedeva la costa e una linea soltanto bastava a racchiudere l’orizzonte silenzioso di cui, lo scrosciare delle onde sullo scafo, sembrava mettere in risalto l’imperturbabilità.

In un momento, dall’esigua parte di acqua messa in ombra dalla murata della nave, un piccolo pesce si leva con un ronzio e percorre sbattendo le sue alette una decina di metri sulla superficie del mare, poi si rituffa e scompare. Dopo qualche istante se ne leva un altro in direzione opposta che a sua volta dopo un paio di secondi viene seguito da un altro pesce volante e poi altri ancora, dando vita ad un brulicare tranquillo ma disordinato.

Non avevo notato sino ad allora dei grossi uccelli volare attorno al camino, dal piumaggio come quello dei pinguini, ma con il corpo più snello capace di grandi planate e la testa tutta gialla dal collo sino alla punta del becco.

Stavano dando la caccia al banco di pesci che avevo appena osservato e che nel suo saltare fuori dall’acqua si rendeva facilmente obiettivo della loro rapida picchiata. L’inseguimento poi proseguiva sin sott’acqua, essendo questi volatili in grado di tuffarsi e immergersi per qualche metro. Dopodiché ritornavano all’aria, librandosi senza alcuna pesantezza dalle onde salate, quasi sempre stringendo un pesce da ingoiare in un boccone.

Assicuratomi -come potevo- che non vi fosse per loro una minaccia sommersa, mi chiedevo perché i pesci volanti avessero conquistato le loro ali per rendersi così facile preda degli animali che già dominano il cielo. E se proprio non potevano fare a meno di ronzare a pelo d’acqua, perché non aspettare almeno che quello stormo di uccelli tropicali se ne fosse andato?


Nicco.