Wednesday, 12 October 2011

Uno studio sul disegno

Leonardo da Vinci, progetto di una macchina volante, c.1488
Certe mattine ci si alza con una sensibilità amplificata. Questo penso che accada soprattutto dopo certe sere, quelle che si prolungano per sfumare in argento con la luce del mattino presto e il sonno che le segue non supera le tre ore. Sono momenti in cui si ritrova il mezzo giorno alle dieci e ci sente partecipi con tutto il corpo e tutta l’intelligenza - un fremito che si crede costante, impulso vegetale, da fotosintesi- di tutto ciò a cui assistiamo, di quello che diciamo e ascoltiamo.
Un simile stato dell’anima, permettetemi di usare questo termine, accordato sulla nota di fondo che suona il mondo in una sintonia cosmica che ci fa sentire di grandezza costante sia in rapporto ai sistemi solari e alle galassie, sia alle cellule e ai protoni, devono averlo saputo sostenere con perpetuità alcune persone. Tra queste un ragazzino di qualche secolo fa che non capendo l’algebra per astratto si mise a disegnarla al lume del moccolo e del sole, intestardendosi nella comprensione delle forme della natura che lo circondava e puntando sulla vista gli altri quattro sensi più la fibra stessa: le proporzioni cominciarono a sciogliere i loro numeri in linee ogni giorno più precise.
Gli andò bene, prese la strada giusta e non poteva essere altrimenti, ma andò oltre. Comprese che laddove, attorno a lui, la sostanza per distinguersi dall’aria si raggrumava in diverse densità -ed ecco gli alberi, il tavolo e le persone- sul suo foglio accadeva il contrario. Comprese che la sua penna non aggiungeva inchiostro su un supporto bianco, ma sul bianco agiva togliendogli dominio, scavando spazio.
I suoi disegni erano sculture al contrario, il foglio una finestra su una dimensione perfettamente simmetrica, speculare alla realtà tangibile in cui per contrasto egli si muoveva, svolgendo la sua vita.
La sua creatività da intuito si trasformò in leone, una fiera luminosa impegnata in una lotta esaltante, solitaria, contro l’aria che i suoi artigli fendevano senza provocare ferite e guadagnando una sempre maggiore leggerezza che, sulla carta, per esattezza, lo portò a volare.


                                                                                                                        ND.