Tuesday, 4 October 2011

Ernst L. Kirchner: correndo sul ponte

Ernst Ludwig Kirchner e die Brücke

Czardastaenzerinnen, 1908/1920
Il Ponte, ovvero die Brücke, fu il nome del gruppo di studenti di architettura che nel 1905 scelsero di percorrere assieme un tragitto ambizioso, benché la loro irrequietezza non glielo facesse apparire tale. Si trattava di rendersi media lungo le coordinate spazio-tempo della storia dell'arte unendo con pennellate dai colori sfrontati i maestri medievali della pittura germanica quali Dürer e Grünewald a ciò che essi ritenevano essere lo spirito del proprio tempo e, con grandi campate che sorvolassero la tradizione accademica, trovare una congiunzione tra l'espressione artistica europea e quella tribale dell'Africa e dell'Oceania.


Le stanze-studio di Fritz Bleyl, Karl Schmidt-Rottluff, Erich Heckel, e in particolare quella di Ernst Ludwig Kirchner -già una vecchia macelleria di Dresda- aprirono così le porte ad anni di frenetica ricerca sull'impatto emotivo delle forme che rappresentano la realtà materiale che ci circonda, attraverso accostamenti di colore in grado di catturare istanti particolari della loro percezione, tagliando l'elaborazione sensoriale in infiniti strati particolari.


In qualche anno, il crescente apprezzamento del pubblico e della critica portò il gruppo a trasferirsi nella capitale Berlino dove Kirchner poté approfondire la sua analisi della dimensione urbana, investigando sulle atmosfere di luci al neon cariche di movimento la cui elettricità non sembra mai essere in grado di lasciarsi alle spalle le solitudini, dai toni ben più sordi, della massa metropolitana. Volti di passanti che appaiono e si illuminano tra la folla come pesci in acque scure intercettati da un filo di luce, assieme a tram sferraglianti e bivi desolati, si accosteranno allo studio costante sulla figura umana ritratta prevalentemente in ambienti chiusi. Soffitte, locali notturni o tendoni da circo, sono infatti i luoghi dove i soggetti di Kirchner sembrano cadere, alternamente, in apparente stato di quiete -dato che non si ha mai la sensazione che tale calma sia della stessa natura di una contemplazione riappacificante nemmeno quando riprende motivi orientali - o in balia delle giravolte di un ballo sfrenato.


Potsdamer Platz, 1914
Nel 1913 il Ponte si scioglie, probabilmente Kirchner aveva peccato di egocentrismo nello scrivere Chronik der Brücke, la storia del gruppo, mandando su tutte le furie i suoi compagni che non si videro degnamente rappresentati. Ognuno di loro, e Kirchner più degli altri, tenterà in seguito di sminuirne l'esperienza con dichiarazioni irriverenti su quel che effettivamente doveva essere stato per la maturazione artistica dei suoi componenti. Personalmente però, non sono incline a dare troppo peso a tali postume dichiarazioni di disistima e d'altronde nemmeno volendo si potrebbe veramente cancellare il segno lasciato dal Brücke, la cui energia creativa contribuì parallelamente ai Fauves francesi alla nascita dell'Espressionismo.


Con lo scoppio della prima guerra mondiale, Kirchner si arruola come volontario, ma è un soldato emotivo che soffre la disciplina e in breve tempo sarà vittima di un pesante crollo nervoso che lo farà riformare dall'esercito. Esplicito a questo riguardo, il suo “Autoritratto come Soldato”, dove si rappresenta in uniforme e con una mano mutilata, senza in realtà aver mai subito tale incidente fisico.


Self-portrait as a Soldier, 1915
Per guarire si rifugerà in Svizzera, presso un sanatorio della località alpina di Davos, dove migliorerà le sue condizioni e lenirà la dipendenza da alcol e morfina sotto la supervisione dei dottori. Sarà questa l'occasione per entrare in contatto ravvicinato con l'ambiente naturale, probabilmente la tematica risolutiva dell'esperienza artistica di Kirchner, considerando l'arco della sua breve vita.


In una lettera da Davos del 1913 scrive: “ Il caro Van de Velde oggi mi scrive che dovrei fare ritorno alla vita moderna. Per me è fuori discussione. E neppure lo rimpiango... Le delizie che il mondo provvede sono le stesse dappertutto, differendo solo nella loro forma esteriore. Qui si impara come vedere oltre e ad andare più in profondità rispetto alla vita “moderna”, la quale generalmente è molto, molto più superficiale, malgrado la sua ricchezza di forme esteriori”.

Durante la convalescenza, il suo successo crebbe ulteriormente e nel 1921, cinquanta sue opere furono in mostra al Kronprinzenpalais di Berlino. Le esposizioni che avevano luogo in tutta la Germania lo costrinsero a riconsiderare la possibilità di un ritorno in patria, dove riprese a lavorare a ritmo incessante. All'inizio degli anni trenta la sua grande versatilità di pittore, incisore ligneo e scultore, gli apriva continuamente nuove frontiere e presto gli fu assegnato il prestigioso allestimento della hall del Folkwang Museum di Essen. Un lavoro che purtroppo non riuscì mai a completare a causa dell'avvento al potere del regime nazista che s'impadronì della struttura ed inserì Kirchner nella lista degli “artisti degenerati”.

Woman in a Green Blouse, 1913
Dal 1933 Kirchner fu continuamente osteggiato dalle contromisure culturali di Goebbels e presto gli fu interdetto di esporre in territorio tedesco. Oltre seicento fra le sue opere vennero confiscate ai musei per venire distrutte o vendute all'estero.


Reso ancora più fragile dalle circostanze politiche e dal bando totalitario sull'arte moderna, Kirchner si tolse la vita presso la sua abitazione di Davos, un anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.




Per un'introduzione all'opera di Ernst Ludwig Kirchner, in lingua inglese, consiglio di seguire i link a questi due tesi in formato pdf e di fare riferimento alle pagine omonime di Wikipedia, ancora una volta in inglese e in tedesco.


1. http://static.royalacademy.org.uk/files/kirchner-student-guide-13.pdf


2. http://www.newyorkartworld.com/reviews/kirchner.html


N. Doberdob