Wednesday, 17 August 2011

Nostalgia e l'Albero del Desideroso

Quasi un anno fa ho preso un aereo( in realta' 4) e sono partito verso il totale ignoto. E' sempre cosi', sei sicuro di quello che fai, sei convinto che la strada sara' in salita, sei sicuro di sapere cosa lasci indietro, e sei sicuro che quando torni(perche' sei sicuro di tornare) tutto sara' come prima.

Ricordo quella mattina a fine novembre quando i due intrepidi fratelli Erjavec sono passati sotto un enorme scritta appesa da parte a parte nel corridoio dell'aereoporto con scritto G'DAY MATE! WELCOME TO AUSSY!
Ed eccoci qua, come volevamo, siamo lontano, siamo liberi, siamo diversi, siamo vivi e abbiamo un anno di avventure da condividere e 2 borse piene che contro ogni logica sappiamo che andremo a riempire anche di piu',di vita vissuta e ricordi.
Usciamo dall'aereoporto, ci accendiamo la prima sigaretta dopo interminabili ore di film di seconda scelta sul retro di un sedile e cortesie asiatiche di tutti i generi, io spiego a Gaia cose di cui credo di conoscere il funzionamento, lei si guarda attorno come fa un bambino al suo primo giorno di scuola superiore; ora siamo qua e dovremo imparare ad avere a che fare con 2 cose: la Vita (mentre fin'ora eravamo protetti dalla rete chiamata affetti/famiglia) e la Nostalgia(che fin'ora ci aveva solo fatto piangere sui finali di certi film).
Vita non e' un concetto che posso mettermi a spiegare cosi' su due piedi, sono millenni che tutti ci provano e si finisce sempre con l'inventare un dio, una genesi, delle regole e delle punizioni, quindi mi dedichero' alla nostalgia, la mia ossessione e speranza.

Prima di fare una scelta come quella di andare in Australia per non si sa quanto tempo, uno si costruisce sempre una specie di "albero di idee" in cui alle radici troviamo la vita che uno ha sempre fatto con le sue diramazioni di interessi, ambienti, amicizie,e strade da evitare;

le radici sorreggono il tronco, che e' fatto di tutto quello che ci puo' essere tolto solo con risvolti funebri, la struttura portante, il nucleo, the core, coloro che per te darebbero tutto e per cui tu sacrificheresti ogni tuo possesso fisico e non;

poi ci sono i primi rami, quelli che nascono direttamente dal tronco;
alcuni sono piu' grossi e con una base solidamente ancorata al tronco e sono coloro di cui la nostra vita e piena, non possiamo fare a meno di loro, vero amore e veri amici sono tutti qua. I rami in questione non necessitano da parte del viaggiatore contatti eccessivamente frequenti, non chiedono qualcosa in cambio di qualcos'altro, sono persone il cui solo pensiero ti fa cambiare lo stato d'animo, l'immagine di un sorriso che ti cambia la giornata(voci ed espressioni e movimenti che hai visto ripetersi talmente tante volte che sono dentro di te, devi solo cercarli....sono parte integrante della Vita....);
alcuni sono meno stabili, si sono ancorati al tronco principale ma ci sono arrivati per vie preferenziali, non si puo' assicurare che reggano l'urto di una partenza o che tengano il peso di un addio.

infine dai primi rami ci sono infinite diramazioni di rami rametti che ciclicamente creano boccioli, foglie, fiori, polline, allergie, colori, indifferenza, marciume, humus.... insomma la vita di tutti i giorni che passa e non si ferma mai.

insomma prima di partire uno si fa un trip nel suo albero, parte dalle radici e si arrampica fin su in cima dovendo scegliere in quest'arrampicata un milione di volte tra A e B, tra 1 e 2, tra vecchio e nuovo, tra amore e Amore.

la mia arrampicata e' stata terribile, mi sono ferito, e ho pianto per tutto il tronco e non solo, sono coperto di ciccatrici e ho anche alcune ferite aperte che sembrano non avere capacita' di coagulazione, ma ad un certo punto ho visto il cielo ho fatto lo scatto finale e sono volato via...puff....svanito, scomparso, prima c'ero, poi non c'ero piu'.

il brutto di arrampicarsi sul proprio albero prendendo su di esso un sentiero ben definito e' che lentamente i rami non scelti o i fiori ignorati muoiono, o cominciano a soffrire e molto di rado hanno una forza e voglia di crescita tale da raggiungerti in cima da qualche parte, al prossimo livello.

Ora e' il diciassette agosto 2011 ho ventiquattro anni, un milione di errori alle spalle (che pero' mi hanno dato una visione del mondo molto piu' variegata di quella che puo' avere chi di errori non ne ha fatti), ho passato mesi interi a domandarmi chi cazzo me l'abbia fatto fare(poi guardavo mia sorella crescermi di fianco e capivo chi me l'ha fatto fare), sono passato dall'essere uno studente scapestrato ad essere un commis chef nel miglior bistro di cucina francese a Melbourne; dall'essere un ragazzino che studiava la chitarra svogliatamente per gli esami del conservatorio a passare ogni minuto libero con una chitarra in mano cercando accordi, melodie, rime e giochi di parole che soddisfino la mia sete di musica; ho ricominciato a leggere( abitudine persa per tutta la mia fase post adolescenziale)e leggo libri di storia!!(il mio babbo ne andrebbe fiero;> ), ho incontrato persone, con cui ora condivido i miei attimi quotidiani, che si stanno conquistando velocemente un posto sul mio troco principale, vivo in una bella cameretta all'incirca circondata dal verde, sto imparando(molto lentamente) a suonare la tromba e posso vedere i miei obbiettivi materializzarsi lentamente all'orizzonte.

Ma provo nostalgia
e la nostalgia mi isola, piu' io provo nostalgia, piu' non voglio pensarci; piu' non voglio pensarci, piu' il tempo passa; piu' il tempo passa, piu' sono le cose e le persone che lentamente cadono come frutti maturi seminando semi, magari proprio sotto al mio albero, magari lontano dove non li trovero' piu'.

Ma la nostalgia ce l'avro' sempre in borsa con me, la trovero' sempre nel portafoglio, e ne riempiro' interi taccuini e magari qualche disco, perche' sono nato sotto una stella in movimento, sono figlio di una terra di nessuno(viaggiando ti rendi conto che Trieste non e' collocabile in nessuna nazione...men che meno in Italia), ho sangue slavo, cittadinanza italiana, parlo in inglese e faccio cucina francese, voglio diventare tutto e voglio essere me stesso, voglio parlare con tutti e sapere cosa sanno, voglio stare da solo, voglio pensare e voglio che la gente mi indichi col dito quando cammino.

Credo percio' di poter affermare che che la nostalgia diventa cronica in coloro che che assecondano i desideri e di conseguenza colpisce tutte le persone che fortunatamente o sfortunatamente entrano a far parte "dell'albero del desideroso".

mi scuso con chiunque sia stato in quelche modo segnato dalla mia partenza e spero un giorno di poter condividere con voi tutto quello che sto imparando.

piu' avanti esprimero tutti i concetti sopra elencati in musica, al momento non ho la tecnologia per condividerli con voi sulla rete.

e come ultima cosa mi scuso per l'uso improprio di accenti e apostrofi, ma scrivo da una tastiera australiana non da una italiana.

from Aussy with love.

Go.