Friday, 12 August 2011

Cuore di pietra


"A work of Art, be it ever so humble, is long lived; we never tire of it (...). All works of Art have the property of becoming venerable amidst decay: and reason good, for from the first there was a soul in them, the thought of man, which will be visible in them so long as the body exists in which they were implanted."

W. Morris – Art and Socialism, 1884


Per quanto possa essere umile, un'opera d'arte vive a lungo, non ce ne stanchiamo mai (...). Tutte le opere d'arte hanno la capacità, in mezzo al decadimento, di diventare venerabili: e a ragione, perché fin dal principio c'è un'anima in loro, il pensiero umano, che sarà visibile finché esisterà il corpo in cui esse sono state fissate.


Come non essere d'accordo William Morris riguardo al fascino, l'anima, che si racchiude in un'opera d'arte. Un potere che stupisce ancora di più quando esso sprigiona dalla fredda e dura pietra, che d'improvviso prende sembianze a noi più o meno conosciute o riconoscibili, e che riesce a farci stare, magari solo per un momento, immobili a fissare.

Non so come sia dal vivo la statua della margravia Uta di Ballenstedt, meglio nota come Uta di Naumburg, ma pare che la sua anima si sia mostrata perfino attraverso le immagini che negli ultimi tempi, e con una certa frequenza, mi è capitato di vedere.

Si diceva meglio nota come... questa figura è diventata celebre a livello mondiale grazie alla mano di Walt Disney, che se ne servì per dare le sembianze alla sua Grimilde, la matrigna di Biancaneve.

La statua si trova nel Duomo di Naumburg, cittadina tedesca della Sassonia-Ahnalt, ed è opera dell'ignoto Maestro di Naumburg, cui si deve la decorazione del tramezzo e del coro, dove compaiono anche le dodici statue dei fondatori del duomo stesso.

Al fine di classificare, come d'abitudine, quest'opera mediante un'etichetta, bisogna sapere che il Duomo rappresenta un importante esempio del passaggio dal periodo romanico a quello gotico; fu attorno al 1250, infatti, che venne commissionata la ricostruzione della già esistente cattedrale romanica, risalente al 1029.

Tra i committenti, dunque, appare anche Uta, che visse tra il 1000 e il 1046, raffigurata al fianco di Ekkehard, margravio di Meissen col quale si sposò nel 1026. La loro fu un'unione basata con tutta probabilità su fini politici, tuttavia la coppia non generò successori.

Ciò che colpisce è la distanza tra le due figure; in una tradizionale posa, il valoroso Ekkehard sfoggia scudo e spada, volgendo il suo fermo sguardo verso l'orizzonte. Uta è invece avvolta nel suo lungo mantello, che è costretta a reggere con la mano, e ne tira il bavero fino a coprire parte del viso, accentuandone ulteriormente il perfetto ovale incorniciato dalla corona.

Quel che possiamo scorgere di lei è quindi solamente il volto ed una mano, dato che l'altro braccio rimane completamente nascosto tra le pieghe della cappa. É proprio questo celare che attira l'attenzione sui pochi, ma eleganti dettagli: la naturalezza della mano nel cercare di non far cadere il mantello, i tratti finissimi del volto, la malinconia dello sguardo diretto verso un punto indefinito nello spazio e nel tempo. Pochi elementi per rappresentare la nobiltà della figura.

Figura che in ogni epoca ispirò e catturò sguardi appassionati; Disney non fu infatti l'unico ad essersi lasciato rapire dal fascino di Uta, pare che lo stesso Umberto Eco abbia dichiarato che, dovendo decidere con quale figura femminile del medioevo desiderasse avere un appuntamento, sceglierebbe senza dubbio lei.

La strumentalizzazione di quest'immagine si spinse ad un estremo durante il periodo nazista, quando Uta divenne icona della bellezza ariana e prototipo dell' “arte classica”, da contrapporre alla cosiddetta “arte degenerata”. Sicuramente il Maestro di Naumburg non voleva spingersi così in là.

Oggi si ha la possibilità di vedere in mostra a Naumburg, fino al 2 novembre, l'intera opera del Maestro, di cui poco si sa, ma pare che operò anche in altre cattedrali del nord Europa tra le quali Reims, Amiens, Chartres e probabilmente anche Strasburgo e Metz.

Prima di concludere vorrei segnalare un'altra immagine, tratta questa volta da un affresco, risalente a qualche decennio dopo (1303-1305) e che è parte della straordinaria opera di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Si tratta di una delle scene dalla vita di Maria, Il saluto di Gioacchino e Sant'Anna. La figura avvolta nel mantello nero riesce a distogliere l'attenzione perfino dalla scena di un bacio! Chi ci ricorda?


Sara