Friday, 27 January 2012

L'effetto durava per più di mezz'ora

Non ci facemmo sorprendere dall'alba millefoglie di nuvole scure e piume di pavone, e lasciammo in silenzio che quello sfregolìo atmosferico producesse le sue scariche di bottiglia nel cielo, ultima pellicola di uno sguardo stupito, distrattosi per un attimo dalle nostre teste.

Nello spingerci verso un sapore diverso -avevamo, chissà perché, in mente l'idea di uno speciale gusto di mosto piccante- ci mettevamo in bocca un essere minuscolo e nero dalla forma di stella o più semplicemente della famiglia del granchio, che trovavamo la sera lungo le pendici del canale e conservavamo in un sacchetto senza troppe cure.

Libero finalmente di scorrazzare sulla lingua, coi suoi passetti laterali, s'arrabbiava come un matto quando si scopriva chiuso, imprigionato dalla chiostra dei denti e dalla stretta del palato. Non sapevamo infatti se a ingerirlo fosse velenoso. Allora sentivamo rimbombare nei canali oro-laringei, mugolii inscenanti perdite strazianti, dolori non finiti, battaglie ferme all'istante successivo a quello in cui il colpo mortale è stato sferrato.

E l'esserino prendeva a pizzicare sì, eccome! All'impazzata, e la nostra lingua si intorpidiva e si gonfiava producendo un gusto metallo-amaro e il granchietto alla fine moriva per soffocamento o schiacciato contro il palato.

Sulle nostre lingue che a fatica spingevamo fuori, una patina verde, come se vi fosse stato passato un fascio di ortiche.

L'esserino cadeva per terra e nessuno se ne accorgeva, avrebbe potuto benissimo essere il residuo di una caramella succhiata, di uno sputo.

L'effetto durava per più di mezz'ora.


                                                     Nicco.