Sunday, 17 July 2011

Selve oscure


A culture is no better than its woods, una cultura non è superiore ai suoi boschi, sosteneva il poeta W. H. Auden agli inizi del secolo scorso, volendo chiarire quale fosse il rapporto dell'uomo con la natura e l'atteggiamento da tenere nei suoi confronti.
Gli fa eco oggi il naturalista spagnolo Joaquín Araúo, il quale rimarca che somos como somos porque un vez fuimos bosque, siamo quel che siamo perché una volta eravamo bosco: la sua riflessione si basa sul fatto che per l'evoluzione umana, la foresta rappresentò un luogo di cruciale importanza, le cui caratteristiche portarono l'uomo a migliorare la vista, a perfezionare la percezione dello spazio attorno a lui e a sviluppare la capacità di afferrare, maneggiare e servirsi degli oggetti che lo circondavano.
Non è un caso nemmeno che questo luogo costituisca un topos ricorrente nella maggior parte delle tradizioni, basti pensare alle fiabe per bambini (che discendono direttamente dal folklore, dalla saggezza popolare) nelle quali il bosco è sempre il teatro degli avvenimenti più importanti della trama, se non addirittura l'ambientazione dell'intero racconto.
Ma non serve allontanarsi tanto nel tempo per comprendere quanto questo tema sia ancora attuale.

Il 2011 è stato proclamato dall'ONU anno internazionale delle foreste con lo scopo di offrire non solo un'occasione per riflettere sul ruolo ed il significato che rivestono le foreste, ma anche il momento per organizzare nuovi progetti volti alla tutela e ad un “utilizzo” migliore di questa ricchezza naturale che, nonostante la sua cruciale importanza, sta subendo enormi danni a livello globale. Si stima infatti che ogni giorno 350 km quadrati di foresta vengano abbattuti, per diversi scopi, con conseguenze disastrose.
E non serve allontanarsi tanto nello spazio per avere un'idea di come vengano trattate oggi le foreste.
Mi è capitato di leggere qualche giorno fa sul blog di Beppe Grillo lo sfogo di un cittadino che ama fare sport nei boschi, ma che ogni giorno si deve confrontare con cumuli di rifiuti abbandonati nel verde; ma di questo non c'è da stupire. Quello che invece lascia a bocca aperta è ciò che sta succedendo in Abruzzo, nella zona della Bonifica del Tronto, dove le zone di bosco che si affacciano sulla strada provinciale che vi corre di fianco, vengono rase al suolo nella convinzione di poter così fermare la prostituzione, che in quella zona è particolarmente diffusa. Eliminare le zone verdi dove le prostitute si appartano coi loro clienti servirebbe anche a far fronte all'abbandono indiscriminato di rifiuti legato proprio a questi incontri (sic!).

Questo è il tipo rispetto che oggi viene portato per la natura. Vale la pena di rifletterci, e non soltanto nell'anno dedicato alle foreste.

Sara