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Saturday, 3 December 2011

Un oggetto minaccioso


In questa foto si notano le caratteristiche che lo avvicinano alla Mantide Religiosa.

È qualche giorno che siedo davanti al computer per lavoro e non sono tranquillo. C'è qualcosa vicino a me che diffonde inquietudine. Mi sento osservato e hai voglia a far finta di niente e continuare a battere alla tastiera! Non si può restargli indifferenti.

 

Nel suo habitat naturale, vicino ai consueti compagni:
dei fogli di carta e una penna a sfera.
Allora rallento, il digitare si fa più pacato e distratto. Con la coda dell'occhio provo a scorgere cosa si trovi vicino a me.
D'un tratto mi rendo conto! Sebbene, a dir la verità, non so che nome abbia.





Libero di scorrazzare sul banco bianco.

Qualcuno ha lasciato sulla scrivania posta di lato, tra una risma e una penna a sfera, un “vanifica-spillatrice”, ovvero una di quelle piccole pinze con quattro denti a mo' di zanna o artiglio che servono per allentare la presa delle graffette sui fogli di carta.

In seguito ho scoperto che questo strumento si chiama “levapunti”, ma a dispetto del suo nome dal bel solfeggio resta un oggetto proprio sgraziato, poveretto. Anche se a me non ha mai fatto niente.


                                                                                                               N.D.

Sunday, 10 July 2011

Surrealismo teutonico


Diffusissima nella prima metà del secolo scorso, questa curiosa chiave ha aperto (e soprattutto chiuso) le porte di milioni di Berliner. L'uomo che nel 1912 la ideò, Johann Schweiger, voleva assicurarsi che i suoi concittadini si ricordassero sempre di chiudere le porte e i portoni delle loro case, e mise a punto un sistema infallibile.

É conosciuta come Berliner Schlüssel (chiave di Berlino), Doppelschlüssel (chiave doppia) perché appunto consta di due ingegni identici, ma viene definita anche Schließzwangschlüssel; lo ammetto, la parola fa passare la voglia continuare a leggere, ma è uno di quei frequentissimi casi in cui il tedesco fornisce già gli elementi per identificare precisamente l'oggetto in questione. Letteralmente si potrebbe tradurre con: chiave che obbliga a chiudere.

Questa chiave costringe a compiere una serie di complicate operazioni per poter entrare in casa: dopo averla normalmente introdotta nella toppa ed aver girato in senso antiorario, la porta si apre, ma la chiave non si può più ritirare. A questo punto, facendo attenzione a non far chiudere la porta, bisogna spingere la chiave attraverso il buco della serratura (non c'è pericolo di farla cadere perché il gioco sta tutto lì), entrare e girarla di nuovo per poterla finalmente togliere e riporre in tasca.

E non è finita qui: nel caso la chiave dovesse aprire il portone di un palazzo, bisogna sapere che questo elaborato sistema entra in funzione soltanto di sera e di notte; durante il giorno infatti la porta non si potrà nemmeno chiudere a chiave, ma rimarrà sempre aperta.

Oggi la Berliner Schlüssel è stata sostituita nella maggior parte dei casi con serrature più all'avanguardia, tuttavia apre ancora le porte di alcuni vecchi palazzi della città.

Non sapevo dell'esistenza di quest'oggetto prima di leggere il saggio del filosofo francese Bruno Latour, La clef de Berlin, che de questa chiave trae ispirazione per riflettere sul rapporto che abbiamo con gli oggetti della vita quotidiana e come questi ci influenzino.


Sara