Tuesday, 3 April 2012

Ma se


Mi permetto un piccolo punto nave anch'io. In fondo sono pur sempre comandante di vascello, sebbene non voglia dire granché e sebbene io sia arenato nella casa dei nidi di rondine.
Per non usurpare il titolo del buon Nicco, però, terrò quello usato sul blog su cui non scrivevo da un pezzo. Ma se.







A volte c'è bisogno di fare un bel reset. "Fare un bel reset", sentite che espressione da anni '50? Come "cose da donne" o "un bel bagno caldo" (sinonimi, tra l'altro). Senza contare l'accezione grillesca, un uomo ricco ha trasformato in slogan partitico un'espressione corrente inquinandola per anni a venire, come piscio di cane. E si, parlo di Grillo ma potrei parlare di B.
Per me reset rimane il pulsantino sotto a una delle macchine radiocomandate che avevo da bambino. Ho avuto una macchina rossa, grande, a pile. Poi ho avuto la Drago Nero, una specie di buggy nera (appunto) con una striscia gialla ed una rossa, e poi la Drakken, gialla e arancio fluo, con un dragone su un fianco. Tutte queste macchinine avevano il pulsante, on/off, un quadratino rigato da spostare su o giù, e poi un pallino di plastica bianca, un po' più morbida, per fare reset. Metti che la macchinina impazzisce, e la scheda comincia a farla girare su se stessa captando le onde emesse da un telecomando altro: ecco, a questo serviva. Schiacciavi il bottoncino e si rifaceva docile, pronta a radioubbidire ai tuoi radiocomandi.
Al netto dei grillini e delle fighe isteriche da scienze dell'educazione, ho bisogno di questo. Ed è quello che sto facendo.
C'è chi, per dare svolte alla sua vita, cambia taglio di capelli, o colore, o se li rasa. Chi si fa tatuare un'isola polinesiana in mezzo alla fronte. Chi fa una crociera (Schettino!). Chi molla l'università. Chi fa un corso da sommelier.
Io, in questo momento, vorrei affrontare un viaggio come garba a me, ma la bici è convalescente e reclama ore di attenzioni e lavori. Se vi interessa saperlo, sto affrontando la guarnitura nuova e le pedivelle. La nuova guarnitura sarà nera, e magari approfitto della sosta per una riverniciata veloce. Sto anche saldando un carrello, e tengo d'occhio l'atlante calcolando distanze e percorsi e soste.
Certo, avrei almeno una dozzina di altri modi per staccare; ma sarà questo cielo grigio, ho solo voglia di partire. E partire come dico io, appropriarmi davvero dei posti, farli miei. Una sensazione che non provo da un po', e che da troppo tempo lascia posto al tutto fatto/tutto visto che cala sopra alle mie giornate, inquinando anche quello che tutto visto e tutto fatto non è.
È forse un odore particolare, e non lo sento da un po'. L'odore dell'esattezza, dell'esserci nel senso di trovarsi lì ed ora e capirlo e inalarlo e stordirsi di questa sensazione.
Devo riprenderla, e capisco che devo farlo da solo.
È da un po', del resto, che mi trovo da solo con me stesso- non la migliore delle compagnie, me ne rendo conto anch'io. Ho salutato molte persone, le ho allontanate, le ho cancellate con un'alzata di spalle.
Reinventare. Ritrovare.
Le parole d'ordine di oggi iniziano per r.
umbe